Wnn e altre fonti riportano la notizia di un incidente nella centrale nucleare di Fessenheim, in Alsazia (Francia). Dalle ricostruzioni sembra che due operatori siano stati ustionati da vapore bollente che si è sprigionato da una vasca di acqua ossigenata, ustionando le mani dei due malcapitati. Ignoro perché tutte le fonti che ho trovato parlano di perossido di idrogeno che ha reagito con l'acqua ossigenata scatenando la nube, visto che il perossido di idrogeno mi risulta essere proprio acqua ossigenata....mah.
Un punto di vista tecnico-scientifico sull'energia nucleare, sulla radioattività e i suoi effetti e su altri temi di interesse
mercoledì 5 settembre 2012
sabato 1 settembre 2012
Il Giappone decide sull’energia nucleare
La Stampa
pubblica oggi un articolo
intitolato “Il Giappone verso l’addio al nucleare”.
A parte i toni dell’articolo, leggendolo nel
dettaglio il titolo si sbufala da solo: secondo La Stampa, domani il governo giapponese
dovrá decidere quale percentuale di contributo da nucleare utilizzare; certo,
0% é una percentuale, ma sinceramente la vedo difficile. Quello che mi
interessa sottolineare in particolare é il fatto che, qualunque sia la quota nucleare decisa
dal governo nipponico, questa sará con ogni probabilitá parecchio piú bassa di
quella che ha avuto fino al 2011. Si parla infatti di un 20-25% al massimo, che
potrebbe peró essere anche un 15% o meno, a tendere (fonte: l’articolo citato).
Mi rendo conto
che il Giappone, per ragioni prettamente geografiche, si trova in seria
difficoltá nell’utilizzo sia di fonti fossili che di fonti rinnovabili: a quanto mi risulta non ha
grandi risorse naturali di gas o petrolio, che deve importare via nave, non ha
in generale molta insolazione e viene frequentemente spazzata da uragani che
precludono o sconsigliano l’uso massiccio delle pale eoliche; tuttavia puntare
cosí tanto sulla fonte nucleare, presumo per ragioni di costi e facilitá di
importazione delle piccole quantitá di combustibile necessarie per l’esercizio
dei reattori, presenta grossi problemi in caso di gigantesche calamitá naturali
(piuttosto frequenti nell’arcipelago nipponico), come si é ampiamente visto nel
2011.
Aggiornamento 2012-09-02
Colto da curiositá, sono appena andato a spulciare le news giapponesi alla ricerca della fatidica decisione. Non ho trovato novitá; in compenso ho trovato la versione giapponese dell'articolo di La Stampa (Kyodo news) che chiarisce tutto: oggi (domenica 2 agosto) il governo giapponese si riuniva per "studiare la politica energetica nucleare della nazione, incluse le probabili sfide nel caso in cui la nazione decida di ridurre a zero il proprio affidamento all'energia nucleare" (Traduzione mia di "study the country's nuclear energy policy, including likely challenges in the event that the country's reliance on nuclear power is reduced to zero"). In altre parole, una riunione tecnica per capire cosa succederebbe se una nazione con le caratteristiche sopra citate decidesse di cambiare radicalmente la propria principale fonte di approvvigionamento energetico.
Non dev'essere stata una buona giornata per il premier Noda; in ogni caso i nostri amici di La Stampa hanno come al solito travisato il significato della notizia: oggi non si é deciso nulla, solo esaminate le possibili conseguenze di una delle possibili scelte. Ecco perché non ho trovato riscontri sui risultati.
Mi aspetto come al solito che la cosa venga ignorata e, alla prossima riunione, ci venga propinata una fotocopia dell'articolo sopra citato. Solito giornalismo.
mercoledì 22 agosto 2012
OT: filosofia dei grandi sistemi. Ovvero, proviamo a non buttare via il bambino insieme all’acqua sporca.
L’altro giorno leggevo,
complice l’ennesimo articolo assurdo sul Fatto Quotidiano, un simpatico mini-dibattito
su Facebook sui massimi sistemi italiani, piccolo siparietto del modo di fare dibattito del nostro straordinario popolo.
L’autore del post dapprima premetteva di non essere esperto di economia, poi pontificava
sull’auspicabilitá di fantomatiche economie a crescita negativa; auspicabili in
quanto rispettose dell’ambiente e garanti di un ipotetico mondo perfetto in cui
serve sempre meno energia invece che sempre di piú. Seguiva un match serrato
tra “crescitisti” e “decrescitisti” con l’immancabile tendenza a buttarla in politica da
entrambe le parti.
Cominciamo dai filosofi
dei massimi sistemi, capaci di cavillare sulle nuvole di fumo in totale
disarmonia con la realtá dei fatti. Il nostro sistema economico basa la propria
esistenza e prosperitá sulla crescita; la spinta stessa a lavorare arriva
dall’ambizione dell’Uomo a crescere ed ottenere sempre di piú. Questo sistema
non é certamente perfetto ed ha i suoi bravi difetti: mette a dura prova,
sempre di piú, la disponibilitá di risorse di questo pianeta, invoglia
all’inquinamento senza ritegno e richiede intelligenza per potersi sposare con
l’etica. Tuttavia, al momento é l’unico sistema che funzioni veramente e che
permetta, se applicato con cervello, lo sviluppo e la prosperitá del genere
umano. Porre dei limiti invalicabili a questo sistema é semplicemente
impossibile, equivale a tarpare le ali al genere umano, eliminare ció che lo
spinge e lo motiva a vivere. Secondo me, non sará mai applicabile, poiché l’Uomo per sua
natura supera i propri limiti o muore nel tentativo.
Ma proviamo per un
istante a considerare l’ipotesi di applicare seriamente il modello della
decrescita all’economia reale. Uno dei tanti effetti di un sistema in
decrescita sarebbe la sparizione della maggioranza delle professioni. Tanto per
fare un esempio, un’azienda fa ricerca, progettazione, mantiene un’assistenza e
un settore vendite solo ed esclusivamente perché il mercato chiede innovazione
e miglioramento continuo. Se il mercato decresce, chiede sempre meno invece che
sempre piú, dunque tutto ció non serve a nulla: si puó tranquillamente vendere
lo stesso prodotto all’infinito, anzi se ne venderá sempre meno e si dará
lavoro a sempre meno persone. Dunque disoccupazione crescente, soprattutto per
chi é istruito e cerca un lavoro degno di quanto ha studiato.
L’Italia, dal canto suo,
é un mirabile esempio di questo tipo di effetto: dagli anni ’80 del secolo
scorso, durante i boom economici mondiali ha fatto crescite da pochi
punti percentuali, mentre da ormai parecchi anni siamo sostanzialmente fermi.
Dal 2009, con la crisi mondiale, il sistema Italia é in recessione, cioé in
decrescita costante. Il bel risultato ce l’abbiamo tutti davanti agli occhi e
corrisponde straordinariamente a quanto detto sopra: 36% (fonte La stampa di qualche mese fa) di disoccupazione
giovanile, soprattutto nelle professioni qualificate, investimenti nulli e in
massima parte negativi (cioé risparmi) da parte delle aziende, che tagliano per
sopravvivere e in tal modo spingono ulteriormente per la decrescita. Zero
investimenti anche nell’innovazione, che porterebbe anche una maggiore
efficienza energetica, a tutto vantaggio per esempio dell’ecologia. É davvero questo il
mondo perfetto, ecologico ed etico che questi signori propugnano?
É affascinante vedere
come molta gente si perda dietro il principio meraviglioso e luccicante del mondo perfettamente ecosostenibile e non si
ponga nemmeno il problema di applicarlo alla realtá.
Altro discorso merita il capitalismo etico/responsabile. Ancora una volta, i filosofi dell’etica pontificano sul
sistema da buttare via, il consumismo non puó essere etico né ecosostenibile
per definizione, occorre ribaltare tutto, per fare cosa non é dato a sapere.
Personalmente, osservando
la realtá che mi circonda, sono giunto a questa conclusione: il capitalismo puó
benissimo essere ragionevolmente etico ed ecosostenibile, basta saperlo applicare
con intelligenza. Il che rende piú competitivo il sistema, non meno.
Un esempio di etica: in molte aziende estere é il management a spingere per la “Health and Safety” e
per la soddisfazione del lavoratore. Perché un lavoratore soddisfatto e in
salute rende di piú. Non solo, ma un lavoratore formato dall’azienda (o da una nazione!), ed in
essa integrato da anni, é una risorsa preziosa, da non lasciare andar via per
insoddisfazione o scarsa remunerazione. Il lavoratore poi, va pagato a
sufficienza per poter a sua volta consumare i beni prodotti o servizi dalla sua
stessa azienda, il che garantisce un buon livello di benessere a lui e
prosperitá all’azienda (questo lo diceva anche H. Ford un secolo fa). Solo intelligenza, senza bisogno di cambiamenti epocali
nel sistema capitalistico. Senza contare che la corsa all’accaparramento delle
risorse é in buona parte figlia del fatto che, in Italia, ció cui si ha
semplicemente diritto raramente viene concesso senza dover urlare, dare
spintoni e prevaricare altri.
Un esempio di
ecosostenibilitá: in molte aziende, invece di fare proclami roboanti e slegati dalla
realtá sulle fonti di energia da impiegare, ognuno fa quel che riesce per
differenziare i rifiuti, ridurre gli sprechi di energia ed investire sulla
ricerca per migliorare ulteriormente. Piccoli passi concreti, che i nostri
filosofi della montagna sacra non riescono nemmeno a concepire, impegnati come
sono a scannarsi sulla maniera piú utopisticamente adeguata per buttare via il
bambino con l’acqua sporca.
Per concludere, il mio punto di vista sulla faccenda é questo: il capitalismo ha i suoi difetti, molto spesso originati dalla cecitá di chi vuole spingerlo all'estremo. Forse peró, invece di perdersi a filosofeggiare su sistemi economici ipotetici e mai provati, converrebbe fare passi concreti per migliorare questo. La parola ai commenti.
mercoledì 15 agosto 2012
The Butterfly effect: le ali di una farfalla scatenano un uragano mediatico a 10000 km di distanza
| (C) Press TV |
Numerose fonti (La
Stampa, Il
Fatto Quotidiano, La
Repubblica, il
Corriere, BBC
news) riportano considerazioni piú o meno apocalittiche su uno studio
scientifico condotto sulle farfalle in Giappone. Cerchiamo di fare chiarezza.
A quanto si legge da un articolo
scientifico a firma Joji M. Otaki et al, pubblicato il 9 Agosto su Nature,
le farfalle blu note come Zizeeria maha
(Lepidoptera, Lycaenidae) dell’area attorno a Fukushima hanno subito mutazioni nella
forma e dimensione delle ali, nella lunghezza delle antenne e in altri tratti
fisici a partire dallo scorso Marzo 2011. Secondo l’articolo, le farfalle in
questione sono particolarmente adatte a rilevare mutamenti ambientali, tanto
che il team del professor Otaki segue questa specie da oltre 10 anni con
l’intento di monitorarne la reazione per esempio alla contaminazione da polline
ogm.
L’indagine si é svolta in tre distinte fasi: la prima fase ha
comportato la raccolta e la catalogazione di esemplari da vari siti nei dintorni
dell’impianto nucleare di Fukushima (144 farfalle) ed il loro esame attento
alla ricerca di malformazioni genetiche. Successivamente, questo campione é
stato fatto accoppiare per esaminarne la prole alla ricerca degli stessi
difetti. Poi, a distanza di sei mesi dalla prima raccolta, é stata effettuata
una nuova raccolta di campioni dagli stessi siti (238 esemplari), per essere esaminati e
confrontati con la seconda generazione ottenuta in vitro. Infine, per cercare
di confermare la fonte ipotizzata delle malformazioni, un campione di farfalle
proveniente da Okinawa é stato contaminato con Cesio 137, ricevendo una dose
fino a 125 mSv a un rateo massimo di 0,32 mSv/h, mentre un altro campione é
stato nutrito con cibo contaminato da Cesio proveniente dai dintorni della
centrale.
I risultati paiono eloquenti: i campioni provenienti dalle
regioni attorno alla centrale di Fukushima mostrano un tasso di malformazione del
12,4% per la prima nidiata, piú elevato del normale; inoltre, le generazioni
successive, sia coltivate in vitro a Okinawa che raccolte durante la seconda
fase dell’esperimento, mostrano un tasso di malformazione ancora maggiore
(perdipiú superiore nei campioni prelevati in situ) e lo stesso tipo di difetti.
Infine, la prole delle farfalle contaminate artificialmente con il Cesio ha
mostrato tassi e modalitá di malformazione simili ai campioni prelevati vicino
alla centrale.
La conclusione dell’articolo é pertanto che la
contaminazione radioattiva prodotta dall’incidente di Fukushima Dai-ichi ha
avuto un impatto sulla popolazione di farfalle Zizeeria Maha della zona
circostante, provocando nel tempo veri e propri danni genetici. Sebbene
l’autore sottolinei che occorrono altri studi anche soltanto per confermare
questi risultati sulle farfalle, l’accuratezza dello studio e il rigore della
metodologia applicata sembrano lasciare pochi dubbi.
E fin qui, il volo delle farfalle. Ora veniamo all’uragano
tutto italiano.
Secondo il Fatto Quotidiano “La comunità scientifica è divisa. “Questi risultati dicono molte cose
sulle conseguenze che l’esplosione potrebbe avere sugli abitanti di Fukushima””.
Figuriamoci, gli autori dell’articolo sono cauti sulle sue implicazioni sulle
farfalle e i nostri sagaci amici del Fatto parlano giá di conseguenze
sull’Uomo. Scontata poi é la citazione, subito dopo, di uno studio dell’universitá di
Stanford sulle conseguenze sull'Uomo della contaminazione a Fukushima: tra 15 e 1300 morti e tra 24 e
2500 casi di cancro. Basta un’occhiata all’abstract
dell’articolo citato per confermare che queste sono proiezioni dei dati di
rilascio basate sul solito modello LNT (Linear No Threshold). Lo stesso modello
che la comunitá scientifica internazionale comincia a mettere seriamente in
dubbio perché inadeguato a fare questo tipo di stime (per chi mastica
l’inglese, suggerisco l’interessante analisi di questo
blog sull’articolo citato dal Fatto).
Ancora migliore il Corriere, in grado di titolare “Dopo Fukushima, le farfalle non hanno piú le
ali”(!??) E via con le bestialitá piú incredibili, come il “pugno radioattivo che di generazione in
generazione fa crescere i casi di malformazioni genetiche”.
Repubblica invece riesce soltanto a scrivere la seguente
perla, da leggersi tutta d’un fiato:” Ma
i ricercatori giapponesi tranquillizzano la popolazione. Otaki tiene a
precisare che è comunque presto per saltare ad altre conclusioni e che i
risultati degli esperimenti sulle farfalle non possono essere applicati
direttamente ad altre specie, soprattutto agli umani. [A capo]La ricerca porta
comunque a pensare al futuro delle migliaia di persone contaminate dopo il
terremoto e lo tsunami dell'11 marzo.” Ma non é un pelino contraddittoria
in termini?
martedì 7 agosto 2012
Il dito e la luna
Si tratta di una situazione molto comune
nell’ambito nucleare, dove si arriva a definire
Apocalisse un evento che sparge del materiale radioattivo nell’ambiente,
“dimenticandosi” che esso é avvenuto a seguito di un disastro naturale epocale
da oltre 17000 morti. Non nego che quel materiale radioattivo abbia avuto
conseguenze gravi, quali l’evacuazione di una fetta consistente di popolazione
(con tutti i problemi che comporta lasciare la propria casa di corsa e per
molto tempo, specialmente a bambini e anziani), ma a mio avviso si sta
veramente perdendo il senso della misura e del contesto.
Un esempio di volo
pindarico notevole é rappresentato da questo
post sul Fatto Quotidiano, da parte dello stimato professor Zucchetti.
Provo a riassumere la
tesi dell’articolo con un paio di frasi: fermiamo
i treni di scorie radioattive che vanno dall’Italia alla Francia perché
1) le proteste della gente li bloccano per
strada e in tal caso i manifestanti
ricevono una dose di radiazioni piccola ma comunque ingiustificata.
2) si dovrebbe
trovare un sito adeguato per le nostre scorie invece di riprocessarle.
Notevole. É un po’ come dire:
abroghiamo una legge perché se no il politico di turno fa lo sciopero della
fame e sta male. E poco importa se la legge che abroghiamo non doveva essere
abrogata perché ci serviva. L’immagine é
tutto ció che conta.
Fuor di metafora, quei
treni ci permettono quantomeno di ridurre il volume delle scorie e rattoppare
la disastrosa situazione di stoccaggio dei rifiuti radioattivi italiani. La
soluzione al problema, cioé il sito definitivo, sarebbe anche stato
individuato, peccato che la gente, al solo nominarlo, ha urlato e protestato
fino a bloccare tutto (parlo di Scanzano Jonico). Magari non era il sito
ideale, possiamo discuterne, ma era un sito. Invocarlo con indignazione subito
dopo aver dato ragione incondizionata a chi blocca i treni per protesta suona quantomeno incoerente. Mi viene però il sospetto che sia piú comodo scrivere quello che la maggioranza della gente
vuole sentirsi dire piuttosto di affrontare la realtá, specialmente
sul “Fatto” che campa di abbonamenti e non di finanziamenti fissi.
Prendo atto. Nella
civiltá dell’immagine, se una persona che “appare” dice che il nucleare é
l’apocalisse o che dobbiamo fermare i treni di scorie radioattive, l’immagine
negativa che ne dá é tutto ció che conta, l’unica cosa che fa presa sulle
masse. Poco importa se l’immagine é distorta dagli interessi dei media o della
politica. Forse in fondo é sempre stato cosí; l’unico mio rammarico é che
quello che una
volta era “un’attivitá generalmente considerata come uno dei maggiori fattori del
progresso economico e tecnologico” oggi é l’apocalisse da cui bisogna
fuggire prima che sia troppo tardi.
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