lunedì 20 maggio 2013

Dieci risposte per dieci domande


La rete delle reti é veramente un posto incredibile, dove si trova di tutto. Tra le tante corbellerie antinucleariste, ho scovato pochi giorni fa su un paio di blog dieci domande, risalenti al tempo del referendum “antinucleare” del 2011. La particolaritá di queste dieci domande é quella di essere domande incredibilmente precise, il che  le rende particolarmente facili da sbufalare pur partendo da assunti fastidiosamente errati. Approfitto della relativa calma nella produzione di bufale nucleari per fornire una mia personalissima risposta, nonostante ovviamente io non sia uno degli scienziati cui originariamente erano rivolte:

D1. È vero che il tasso leucemie e di mortalità per malattie tumorali e direttamente proporzionale alla vicinanza agli impianti nucleari?

R1: No, si tratta di una bufala. L’affermazione si basa su uno studio chiamato KIKK (qui lo sbufalamento nell’ambito della critica alla trasmissione TV Presa Diretta) che sostiene appunto la tesi della domanda. Lo studio é di tipo caso-controllo e considera un campione di persone residenti vicino agli impianti nucleari in Germania paragonandone l’incidenza di leucemia infantile con quella in altri gruppi via via piú lontani. Benché  evidenzi un lieve aumento di incidenza in alcuni casi, il punto chiave é che la spiegazione reale di tale aumento non é la presenza o meno di un impianto nucleare bensí qualche effetto non ancora identificato legato alla distanza dai grandi centri abitati. Uno studio successivo in UK ha confermato questa seconda spiegazione, d’altra parte coerente con l’assenza teorica di alcun nesso tra il vivere vicino a un impianto nucleare (incidenti esclusi) e l’incidenza della leucemia infantile.

D2. È vero quanto reso noto da "Medici per l'Ambiente-ISDE Italia", che «nel normale funzionamento di qualsiasi centrale nucleare (anche in assenza di incidenti o fughe radioattive) vengono inevitabilmente e obbligatoriamente prodotte e immesse nell'ambiente esterno una serie di sostanze radioattive, che entrano anche nella catena alimentare dell'uomo»?

R2. Non so cosa dicano i citati "Medici per l'ambiente - ISDE Italia", ma ovviamente anche una centrale nucleare ha un proprio fondo naturale di radiazioni, del tutto slegato dall'utilizzo di materiale radioattivo. Vi diró di piú: funzionando, essa emette grandi volumi di orrendo vapore acqueo (oppure acqua in forma liquida), che ha pure un suo fondo naturale di radioattivitá, per quanto a malapena rilevabile e non diverso dal vapore emesso da una pentola con acqua bollente sul fornello di casa. Preoccuparsi per quello significa non aver capito un tubo di come funzionano queste tecnologie e trattare le emissioni di vapore acqueo come magia nera solo perché provengono da un impianto nucleare invece che dalla pentola dell'acqua per la pasta.

D3. È possibile confinare in sicurezza (senza ricadute letali per le generazioni future dei prossimi 100.000 anni) le scorie radioattive? Come mai ad oggi non un solo grammo di scorie è stato messo in sicurezza in nessun Paese del mondo?

R3. Se confinare in sicurezza significa “senza ricadute letali per le generazioni future dei prossimi 100.000 anni”, allora anche l’accumulo precario nel centro di Saluggia, pur soggetto al rischio di inondazione, risponde senz’altro al requisito. Anche una dispersione catastrofica di rifiuti nucleari nell’ambiente, pur essendo un evento molto grave, non sarebbe certo nemmeno lontanamente “letale per le generazioni future dei prossimi 100.000 anni”. Il confinamento dei rifiuti radioattivi é oggi un problema risolto solo temporaneamente. Sono in studio soluzioni definitive ma ci sono problemi non indifferenti ad applicarle. Buona parte dei probemi oltretutto sono dovuti a forti proteste da parte di una popolazione non sempre in grado di capire cosa sta succedendo e perché, anche perché spesso male informata e allarmata proprio da questo tipo di esagerazioni. 

D 4. È possibile scongiurare disastri di proporzioni simili a quelli di Chernobyl o di Three Miles Island?

R4. Certamente, anzi é ció che l’industria nucleare ha immediatamente imparato e implementato nei nuovi impianti. É per questo che gli incidenti nucleari sono per fortuna estremamente rari: perché grazie a tutte le procedure di sicurezza, le ridondanze e gli accorgimenti di progetto soltanto un caso estremamente particolare (e per questo necessariamente molto molto raro) puó ancora causare un rilascio di elementi radioattivi all'esterno. E ancora, nonostante questo sia un caso estremo, le sue conseguenze non sono e non possono essere nemmeno lontanamente paragonabili a quelle dei veri disastri della storia industriale (Bhopal, Seveso,...tanto per citarne alcuni). Con buona pace dei parolai complottisti che emanano bollettini da ecatombe applicando una legge teorica al di fuori del contesto per cui é nata e rifiutando i risultati degli studi medici che contraddicono questa teoria.

D5. Già attualmente (senza costruire nuove centrali) stiamo consumando più uranio di quello che estraiamo. Presto i giacimenti si esauriranno: non stiamo forse preparando oggi, in tempo di pace, la futura guerra per la prossima "risorsa scarsa"?

R5: non riesco a trattenere le risate. Se chi ha posto queste domande si fosse soffermato un secondo su cosa significa “consumare piú di quanto si estrae” starei probabilmente rispondendo alle nove domande sul nucleare. Se si estrae (dai giacimenti) meno di quello che si consuma, ció é dovuto alle risorse aggiuntive rese disponibili dallo smantellamento di alcune  vecchie testate nucleari per uso bellico. Ció ha l’effetto di rallentare il consumo dei giacimenti, non di accelerarlo, (pare ovvio). Comunque l’uranio, pur essendo abbondantissimo in natura (é ovunque nella crosta terrestre, inclusi 3 mg/m3 nell’acqua di mare...naturalmente bisogna poi valutarne i costi di estrazione) prima o poi potrá anche finire o essere troppo caro. Sostenere che questo porterá necessariamente a una “guerra per la prossima "risorsa scarsa"” é un esercizio di salto in lungo (alle conclusioni) decisamente eccessivo: tanto per dirne una, é probabile che prima o poi le fonti rinnovabili diventino veramente sfruttabili in modo conveniente.

D6. Se si ammette che il nucleare è la risposta alla domanda di energia, come si potrà legittimamente negarlo a quesi paesi (si pensi all'Iran) che ne fanno e sempre più ne faranno richiesta?

R6 Tanto per cominciare, il nucleare non é “la risposta” ma una delle risorse disponibili e importanti da sfruttare. Ovviamente anche altri paesi saranno liberi di sfruttare l’energia nucleare, a patto che provvedano a garantire che non hanno intenzione di usarlo per scopi bellici. Cosa che l’Italia, paese moderno e abbastanza democratico, non ha grandi difficoltá a garantire, mentre altre nazioni meno democratiche (come l’Iran citato) avranno maggiori difficoltá a dimostrare. Solo buon senso.

D7. Data la prossimità fra nucleare civile e militare, non c'è il rischio di dover ricorrere a una eccessiva militarizzazione del territorio (diminuendo così significativamente gli spazi della gestione democratica)?

R7. Innanzitutto la “prossimitá” tra nucleare civile e militare é solo un preconcetto nella testa di certi fanatici dovuto alla confusione tra bombe nucleari e centrali elettriche (non piú vicine di quanto un’automobile lo sia a un carro armato o un jet di linea a un cacciabombardiere). Dopodiché, se stiamo parlando di garantire che la filiera di arricchimento del combustibile e di smaltimento dei rifiuti non attiri le attenzioni della criminalitá organizzata allora parliamo di scorte armate al servizio dello Stato, dunque un aiuto e non un ostacolo a garantire il rispetto della Legge e della democrazia. Chiaramente, se per “spazi di gestione democratica”si intende invece bloccare treni per il trasporto di scorie ostacolando il lavoro degli altri impunemente, beh non c’é nulla da temere: giá oggi purtroppo succede e l'introduzione della tecnologia nucleare non cambierebbe molto.

D8. È razionale investire cifre colossali per una energia così tanto prolematica e controversa, quando è risaputo ad esempio che utilizziamo solo una infinitesima parte dell'energia che il Sole invia sulla Terra?

R8. Non meno razionale che investire nell’acquisto di un’automobile quando sappiamo che la meccanica quantistica permette il teletrasporto, perlomeno a livello molecolare. Ho reso l'idea? Senza parlare del fatto che l'energia nucleare é controversa e problematica solo per quelli che non la capiscono. Senza offesa.

D9. Come è possibile che la scienza si schieri a favore di una tecnologia datata, e non di una fiorente e promettente come l'energia alternativa? Dov'è finita la curiosità dello scienziato?

R9. Giá, com'é possibile? Sará mica che ció che voi definite "una tecnologia datata" non lo é affatto e ció che voi definite "fiorente e promettente" non lo é (oggi) nemmeno un po'? Rimarrete sorpresi, ma esiste una sottile differenza tra investire risorse nell’acquisto di una tecnologia utile e investirle nella ricerca su una tecnologia non ancora utile. Il fatto é che con la prima si produce energia utile, tra l’altro, per poter studiare come arrivare alla seconda. Svelato il mistero?

D10. Abbiamo veramente bisogno di tutta questa energia? O si può (e si deve, vista anche la nostra oggi innegabile incapacità di fatto di ottenere una crescita infinita da questo nostro pianeta finito) aspirare a uno stile di vita più sobrio e ugualmente razionale ed efficiente?

R10. Incapacitá di cosa? Semmai impossibilitá di puntare a una crescita virtualmente infinita nonostante la finitezza delle risorse del pianeta (o della lentezza del loro rinnovamento naturale: il petrolio si crea spontaneamente, solo che ci mette milioni di anni...). La risposta é sí, abbiamo veramente bisogno di tutta questa energia, indipendentemente dalla riduzione (sacrosanta) degli sprechi e dall’uso razionale dell’energia. Chi sostiene questa tesi della decrescita non capisce (o non vuole capire) che é proprio lo stile di vita abbondante (anche in termini di energia) che permette loro di filosofeggiare su sobrietá, finitezza delle risorse e fare gli schizzinosi sull’uso di una tecnologia imperfetta come il nucleare.

Spero di aver dato qualche spunto di riflessione a chi ha creato queste dieci domande, oltre a sbufalare apertamente le affermazioni e gli assunti gravemente errati da cui alcune di esse partono.

martedì 19 marzo 2013

Cinghiali radioattivi e altre storie


Un po’ per scarsitá di notizie eclatanti e un po’ per mancanza endemica di tempo da dedicare agli sbufalamenti, mi limito a pubblicare un rapido aggiornamento sulle principali perle che ho visto passare nei mesi scorsi.

Il WHO pubblica il rapporto con le stime degli effetti di Fukushima: Il World Health Organisation ha pubblicato qualche tempo fa un rapporto (disponibile qui in versione pdf integrale) contenente le stime sugli effetti a lungo termine delle radiazioni liberate da Fukushima, ottenute mediante la solita teoria LNT. Ricordo che la Linear No Threshold fu creata allo scopo di fornire uno strumento (molto) conservativo per la stima degli effetti delle radiazioni ionizzanti al solo scopo di dare numeri di riferimento all’industria nucleare e permettere agli ingegneri di dimensionare i reattori in piena sicurezza. Ciononostante, anche usandola a sproposito, partendo da una stima di 12 - 25 mSv all’anno nelle zone piú colpite e per il primo anno, il WHO ha ottenuto una stima degli effetti delle radiazioni emesse che si riassume nella frase “The present results suggest that the increases in the incidence of human disease attributable to the additional radiation exposure from the Fukushima Daiichi NPP accident are likely to remain below detectable levels.” (“I risultati presentati suggeriscono che l’incremento di incidenza di malattie umane attribuibili alla esposizione addizionale alle radiazioni dell’incidente all’impianto di Fukushima Daiichi rimarranno probabilmente al di sotto dei livelli minimi rilevabili”- traduzione mia a senso). Faccio solo notare che il prode Bertaglio, sul Fatto quotidiano di qualche giorno fa, é riuscito a citare, dell'intero rapporto, l’unica frase un po’ da spiegare, decontestualizzarla per bene e spargere un po’ di terrore gratuito. Parlo di “Rischi di cancro alla tiroide aumentati del 70% per le future donne di Fukushima (dati Oms)”, che detto cosí sembra catastrofico. Leggendo il rapporto un po’ meglio, si tratta di un aumento (stimato applicando una relazione matematica conservativa basata su condizioni limite) di circa +0,5% in tutta la vita, ma siccome in Giappone la dieta alimentare consente un’incidenza bassissima di questo tipo di tumori (circa 0,25% su tutta la vita) ne deriva un aumento relativo del 70% o piú. Ovvero, se mangio una banana l'anno in media e un giorno decido di mangiare una extra, avró un aumento del 100% per quell'anno. Come mistificare la realtá.
Qui un bel commento (in inglese) sul secondo compleanno di Fukushima che chiarisce un po' meglio le cose.

L’era del cinghiale bianco (ma radioattivo): secondo La Stampa e Il Fatto Quotidiano, sono state identificate tracce di Cesio 137 su campioni prelevati da Cinghiali della Valsesia con livelli fino a 5621 Bq/Kg, a fronte di una soglia di attenzione di 600 Bq/Kg. Livelli di attivitá del genere, pur da irraggiamento interno, non comportano grossi effetti sulla salute né dei cinghiali né di eventuali esseri umani che se ne nutrano, tuttavia i chinghiali sono “animali sentinella delle condizioni di inquinamento dei territori in cui vivono” come spiega Aldo Grasselli, segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Fonte: il Fatto) percui la presenza di Cesio in quantitá rilevabili potrebbe significare che i territori sono inquinati da questo elemento (il Cesio 137 ha un tempo di dimezzamento di circa 30 anni). É interessante ricordare che, in tutt’altro contesto politico e sociale, fu tramite il rilevamento di Iodio 131 e Cesio 137 nell’acqua piovana che il mondo non-sovietico venne a conoscenza dell’incidente di Chernobyl. Giusto quindi indagare quale ne sia la fonte, come sta facendo il Ministero della Salute tramite i mezzi competenti.

Approvata la costruzione di Hinkley point C: sia BBC News che WNN annunciano l’approvazione oggi del nuovo impianto nucleare di Hinkley Point, in Inghilterra, da parte del governo del Regno Unito. La centrale dovrebbe prevedere due reattori di tipo EPR da 1600 MWe di potenza ciascuno. L’opera dovrebbe portare alla creazione di circa 5600 posti di lavoro durante la costruzione della centrale. Se portato a termine completamente, il progetto complessivo di installazione dei nuovi impianti nucleari previsti dal Regno Unito per garantirsi un futuro energetico a bassa emissione di CO2 porterá tra l’altro alla creazione di 20-25.000 posti di lavoro durante le realizzazioni e circa 900 durante l’esercizio dei nuovi impianti (Fonte: BBC News). Interessante, come fa notare l’articolo, il fatto che il Regno Unito avrá bisogno in futuro di circa 87000 ingegneri all’anno per supportare questi grandi progetti, mentre il ritmo attuale di formazione  é di “soli” 46000 all’anno. I problemi peró non sono ancora tutti risolti: per evitare enormi investimenti di denaro pubblico, il governo inglese sta contrattando il prezzo dell’energia venduta dalla futura centrale con l’intenzione di stabilirlo per legge. La cifra peró deve essere piuttosto alta per poter garantire agli investitori privati di rientrare dalle loro spese. Staremo a vedere come va a finire, i dettagli sono in inglese su BBC News.

venerdì 21 dicembre 2012

Il decalogo dello sbufalatore nucleare

(C) Risonanza.net

Dopo due anni e mezzo di esperienza  accumulata nel cacciare e sbufalare (cioé sbugiardare, smentire commentando e svergognando) le principali bufale, mistificazioni e decontestualizzazioni che si trovano in rete sul tema nucleare, ho pensato di fornire ai lettori il metodo che utilizzo per questa attivitá.  Spero in tal modo di chiarire bene qual é la filosofia del blog oltreché fornire al lettore uno strumento per capire da solo se una affermazione é plausibile oppure é probabilmente una bufala o una mistificazione.



Ed ecco le dieci regole che uso per verificare e contestualizzare una notizia e scrivere il commento:

1.       Andare alla fonte della notizia. Se un quotidiano linka un’agenzia di stampa che a sua volta cita una fonte diversa, non fermarsi alla prima fonte della notizia ma andare fino in fondo.

2.       Cercare riscontri sui siti ufficiali (IAEA.org, il sito dell’agenzia di sicurezza nucleare locale, gli enti governativi, i siti delle aziende coinvolte, ecc) che spieghino meglio, diano un contesto e precisino bene cosa é successo e come.

3.       Cercare spiegazioni sul funzionamento del fenomeno o apparecchiatura in questione. Anche Wikipedia va benissimo se si ha giá familiaritá e una conoscenza di base dell’argomento, altrimenti conviene contattare un esperto.

4.       Prendersi del tempo per capire e riflettere!!! Nessuno é un genio e prima di capire e interiorizzare qualcosa che non si sapeva occorre lasciarlo sedimentare un attimo e rimuginarci un po’ su.

5.       Se si ha il dubbio che i dati su cui si lavora non siano corretti, cercare fonti piú affidabili. Al limite, affidarsi a chi mostra palesemente un’opinione contraria alla propria. Esempio: si trovano dati sulla contaminazione del suolo a Fukushima sul sito della Nisa, l’agenzia giapponese per la sicurezza nucleare. Saranno affidabili o taroccati? Proviamo a compararli con quelli di Greenpeace, laddove il luogo e le modalitá di misurazione coincidono. Se concordano, si tratta di una buona verifica della fonte ufficiale. Se non concordano, si indaga oltre (v. Punto 7).

6.       Segnarsi sempre tutti i link che si utilizzano ed includerli sempre nel testo che si pubblicherá. In questo modo, il lettore potrá sempre risalire alla fonte e verificare che il blogger non sta raccontando frottole (oppure correggere una svista eventuale, che puó sempre capitare).

7.       Non avere paura di andare contro le proprie convinzioni! Scoprire che si é sempre sbagliato a pensarla in un certo modo apre la mente e aiuta a cercare la veritá. Quando succede, é importante anche delimitare bene il proprio errore, allontanando la tentazione di buttare tutto a mare.

8.       Scrivere un commento di getto. Poi rileggerlo cercando di immedesimarsi in un lettore completamente a digiuno sull’argomento. Se occorre, cambiarlo completamente. Poi rileggerlo ancora, e cosí via, finché non sará tutto assolutamente chiaro a chi legge, arricchito di tutte le fonti necessarie per dimostrare la tesi.

9.       Leggere davvero le fonti citate, per intero e con calma! Linkare una fonte non letta a dovere é causa di errori gravi e, data la metodologia, chiunque potrá sbugiardarvi a pieno diritto!

10.   Ultimo, ma non per importanza, mantenere sempre il rispetto dovuto per le persone, anche se manifestano idee che non coincidono con i fatti. In altre parole, utilizzando un termine calcistico, intervenire sempre sulla palla (cioé sull’idea sbagliata) e mai sul giocatore (tutti possiamo sbagliare).

Spero di avervi incuriosito e interessato, naturalmente sono aperto a commenti e suggerimenti.  Sappiate che presto comparirá una pagina a parte per mantenere sempre a portata di click questo importante decalogo.

giovedì 20 dicembre 2012

Fukushame, la vergogna dá spettacolo


Qualche mese fa, apprendevo dal Fatto quotidiano dell’uscita in Italia di un documentario dal titolo emblematico. Fukushame (qui il link alla pagina ufficiale), insieme al gemello Enter Fukushima, vanta di raccontare le “vergogne giapponesi” legate all’incidente nucleare omonimo. Vergogne, dice il Fatto, quali  “Limiti di esposizione alle radiazioni alzati di 20 volte per risarcire meno famiglie, fusioni del nocciolo taciute, migliaia di animali abbandonati e costretti a morire di fame e stenti”.

A detta degli stessi autori, Enter Fukushima é un “docu-movie adrenalinico di 18 minuti che riassume il percorso nella zona proibita nelle sue tappe fondamentali, con qualche concessione alla fiction cinematografica.Qualche concessione alla fiction cinematografica? In altre parole prendete Quark, togliete ció che non é spettacolare (e non fa propaganda per le opinioni dei registi) e sostituitelo con un po’ di finzione cinematografica tanto per trasformare la realtá in un’immagine coerente con le proprie idee. Strepitoso.

Ma dopo arriva Fukushame, che é invece un “documentario” (niente film stavolta) “che ripropone quanto visto in "Enter Fukushima" ma approfondendo le tematiche più dolorose con interviste a personaggi noti, persone comuni e personaggi del luogo, con aggiunte delle riflessioni dello stesso autore”. Naturalmente, essendo l’autore assolutamente imparziale (tanto che non manca di aggiungere la sua partecipazione alla manifestazione antinuclearista a Tokio del 19 settembre 2011), ha avuto cura di scegliere bene le persone intervistate perché tirassero acqua al suo mulino. Nel film troviamo il parere di grandi esperti di nucleare quali “Seiichi Nakate, esponente del Network "Save the children from radiations"” e “Maya Murofushi,animalista e famosa top model”. La conclusione non puó allora che essere “Ci si interroga sui perché di scelte sbagliate ed imposte ad un popolo ormai disilluso.

Tra i miei tanti difetti, c’é quello di non credere alle immagini ma ai fatti. La realtá infatti é spietatamente sincera e cruda, mentre la maggior parte della gente sembra pensare di poterla piegare alle proprie opinioni o ridurre a una questione di punti di vista. Ecco perché non mi piacciono i filmati costruiti per vendere opinioni.

Allora non posso proprio fare a meno di notare che l’immagine drammatica del contatore geiger appoggiato sull’erba mostra in quel punto un valore di 4,95 (c’é anche nel trailer, tenuto in mano da un signore in tuta e segna lo stesso valore). 4,95...che cosa? Si tratta di un geiger della Terra-P molto semplice che, con una rapida googlata, fornisce quasi sicuramente una stima della dose media in mSv/h.
4,95 microSievert/ora dunque, che come sappiamo sono circa 43 mSv/anno, coerenti con il 48 mSv/y medio registrato a Chernobyl. Sí, ma quanto é pericoloso quel livello di radioattivitá? Secondo l’ultimo studio del MIT, dal titolo emblematico, semplicemente zero. Nessun effetto negativo, né immediato né a lungo termine, in perfetta coerenza con la sensazione di molti addetti ai lavori (medici, radioprotezionisti e ingegneri) che i meccanismi biologici di riparazione cellulare permettano, per basse dosi, di contrastare efficacemente il danno DNA cellulare.

Ma allora “l’ansia, che cresce con l’aumentare dei beep del contatore geiger, unica voce della verità in mezzo a un mare di menzogne”? Cos’é, fa parte delle concessioni alla fiction cinematografica? Allo stesso modo delle fusioni del nocciolo “taciute” (ci sono giornalisti che le davano per certe sui giornali italiani prima ancora che il nocciolo fondesse veramente!)?

Immagini e opinioni contro la realtá. L'immagine ci parla di complotti e di stermini di massa, la teoria smentisce. E i dati concordano con la teoria anziché con le opinioni, guarda un po'. E non crediate che non lo sappiano: altrimenti perché questi signori sono tanto coraggiosi da rischiare la pelle per fare un reportage all’interno della zona contaminata? Non sará che qualcuno gli ha detto che per qualche ora di esposizione non corrono rischi reali? Qualcuno come Greenpeace che poi sostiene, in barba alla coerenza, che non esiste soglia minima al danno da radiazione (la famosa teoria LNT, creata dalla tanto vituperata UNSCEAR come strumento cautelativo e abusata comunemente per diffondere previsioni catastrofistiche in barba ai fatti)?

Giá immagino come andrá a finire: sará come per le previsioni sulle conseguenze dell'incidente di Chernobyl, che secondo Greenpeace doveva comportare milioni di morti. La realtá dei fatti ha poi dimostrato che cosí non é stato. Solo che, invece di accettare la realtá, chi ha interesse a portare avanti un'immagine catastrofica del nucleare ha continuato e continua a citare quei dati, giá smentiti piú volte, salvo poi buttarsi sul complottismo e sostenere che sono i dati ufficiali ad essere taroccati!

Nella civiltá dell’immagine, ció che un'immagine bolla come pericoloso inevitabilmente lo diventa davvero agli occhi delle masse. Va bene cosí, a me basta sperare che, ogni tanto, qualcuno abbia ancora voglia di andare oltre le idee preconcette e ragionare, invece di allinearsi al gregge e ripetere luoghi comuni all’infinito. 

martedì 18 dicembre 2012

Fumus nuclearis


Il blog di Mario Agostinelli sul Fatto Quotidiano pubblicava il 10 dicembre scorso un simpatico articolo, fulgido esempio di fumus persecutionis a danno di Sogin. L’articolo é semplicemente inconsistente, una paginata di frasi campate per aria senza alcuna base che “parrebbero” suggerire chissá quale mistero diabolico dietro la gestione della Sogin, che peró non viene mai accusata direttamente di qualsivoglia violazione di legge o anche solo del buon senso. Un brano per tutti tanto per rendere l’idea:
 “Sono innumerevoli i reattori ormai al limite di longevità prevista, e di conseguenza, sono sempre maggiori le quantità di combustibile, scorie e infrastrutture da decontaminare e ritrattare in sede locale e nelle sedi convenzionate a livello internazionale. Si tratta di operazioni costosissime, che spesso non avvengono in trasparenza, che sono coperte da accordi internazionali semisegreti, da trasporti scortati dai militari, da creazione di depositi temporanei fuori norma ma comunque inaccessibili a controlli pubblici.
Accordi internazionali semisegreti? Ma sono segreti, cioé non comunicati ai non addetti ai lavori (e allora come fate voi a saperlo?) oppure sono pubblici, tanto da essere liberamente pubblicati sul Fatto Quotidiano?
Depositi temporanei inaccessibili a controlli pubblici? Ma se persino alcune trasmissioni TV li hanno visitati?
E le scorte militari? Quelle sono lí per legge, per la tutela contro eventuali assalti volti a rubare materiale fissile o scorie da parte di gente che ne vuole fare degli esplosivi.
Ah, l’inconfondibile odore della fuffa complottista!
Parliamo di un problema che riguarda l’intera filiera mondiale, ma che assume contorni di massimo allarme per il nucleare italiano. Qui riparto da un articolo apparso recentemente su questo giornale online per allargare possibilmente l’attenzione e il dibattito sul caso Sogin.
Ah, ecco allora andiamo a vedere che cosa dice l’articolo citato. E qui si ride.
La Sogin, la società di Stato incaricata di smantellare gli impianti nucleari dismessi, a 12 anni dalla sua costituzione ha realizzato circa il 12% del lavoro per il quale è stata istituita, peraltro pagato a caro prezzo dai contribuenti. Oltre alla gestione problematica a dir poco delle vecchie centrali nucleari, come gli impianti di Saluggia e Caorso, la società partecipata al 100 per cento dal ministero del Tesoro, in circa 10 anni avrebbe infatti speso la considerevole somma di quasi 1,7 miliardi di euro, a fronte di un avanzamento dei lavori di smantellamento dell’1% all’anno.
Storie di ordinaria inefficienza pubblica. Quali saranno le ragioni di questi ritardi: sará colpa della Sogin o di ritardi da parte delle istituzioni nell’autorizzare lo smantellamento, o cosa altro? Proviamo a leggere oltre.
Gran parte delle attività svolte hanno peraltro riguardato attività riconducibili alla realizzazione-ristrutturazione di alcuni depositi temporanei di rifiuti radioattivi e alla demolizione di vecchi fabbricati. L’individuazione di un’area e la successiva realizzazione del deposito nazionale definitivo dei rifiuti radioattivi sarebbero dovute avvenire qualche anno fa. “Secondo una legge del 2003 – spiega un tecnico nucleare che preferisce mantenere l’anonimato – Sogin avrebbe già dovuto completare tale deposito entro la fine del 2008 ma, ad oggi, dopo altri 4 anni, nonostante tale compito gli sia stato nuovamente assegnato, attraverso uno specifico decreto del 2010, non c’è ancora neanche una vaga idea di dove localizzarlo”.
Mi permetto di contraddirvi. Un’idea, tutt’altro che vaga (anzi, un vero e proprio progetto!) ce l’hanno dal Novembre 2003: si tratta della ridente frazione di Terzo Cavone, nel comune di Scanzano Jonico (qui il link wikipedia, scritto coi piedi ma pur sempre corretto nella data). Il problema é che la destinazione del sito é stata cancellata causa proteste enormi! E poi? Poi i vari governi non hanno piú portato avanti questo o altri siti. Allora, sará colpa della Sogin? 

Peraltro trovo divertente che gente che molto probabilmente faceva parte di chi protestava allora si diletti adesso ad accusare la Sogin di non aver trovato un sito. Evviva la coerenza.

Eviterei di proseguire con le altre accuse, fondate su vaghi proclami, lanciate sulla gestione dell’azienda. Non ci interessa, qui si affrontano le questioni tecniche.
Ed eccone una. Dopo aver parlato male della gestione del personale all’impianto di Casaccia, vicino a Roma, compare la seguente:
E pensare che a Casaccia gli incidenti nucleari non sono mancati: solo nel 2006 ne sono avvenuti ben quattro in 11 mesi, tutti, per fortuna, senza gravi conseguenze.”
Quattro incidenti in undici mesi senza gravi conseguenze non possono essere fortuna. Semmai, sono un grande successo delle misure di prevenzione e sicurezza dell’impianto, evidentemente ben progettato. Oppure, quei quattro “incidenti” erano soltanto problemi minori, tipo un tubo intasato o un filtro malmesso, eccetto naturalmente quello citato di seguito:
Il 30 settembre 2006, il più grave. “A causa del malfunzionamento dell’apparato antincendio – dichiara ancora il tecnico – una quarantina di bombole hanno scaricato anidride carbonica dentro l’impianto ‘Plutonio’ provocando un enorme aumento di pressione. Sono saltate un paio di porte metalliche di sicurezza, ma poteva andare molto peggio se uno delle decine di contenitori di materiali radioattivi avesse registrato una perdita. Si tratta di plutonio un’emissione all’esterno avrebbe fatto scattare l’emergenza anche per la popolazione circostante.
Ah certamente, ma non é successo. E pensare che se un meteorite enorme avesse colpito proprio in quel momento il centro e fosse stato composto da plutonio, poteva verificarsi un’esplosione nucleare. E se proprio in quell’istante il rettore di una scuola locale avesse deciso di portare tutte le sue classi a visitare l’impianto, tutti sarebbero stati contaminati gravemente dal plutonio! E se...

E se mia nonna avesse avuto le ruote, io sarei un autobus. Dietrologia, sport nazionale del popolo italiano.
 “Per evitare che un incidente simile si ripeta, l’impianto antincendio è stato modificato da Ansaldo Nucleare, poco dopo esclusa da tutti o quasi i lavori Sogin, sempre per motivi sconosciuti”.
“Motivi sconosciuti”? Poco prima si parla di una certa Monsud, azienda concorrente di Ansaldo ma priva di esperienza che  l’avrebbe soppiantata in molti appalti. Non sará che offriva gli stessi servizi ma, non avendo molta esperienza, a prezzi piú bassi? Il che é evidentemente indice di qualcosa di losco, secondo il Fatto, salvo poi alzare la voce e protestare perché in Italia non esiste reale concorrenza in molti settori. Che dire?