giovedì 30 luglio 2026

Parisi e il benaltrismo all'italiana

Il recente intervento alla Camera dei Deputati del Professor Parisi ha sollevato un polverone di commenti dai soliti antinuclearisti che sono, a mio avviso, totalmente fuori dalla realtà. 
Vediamo uno dei tanti esempi, basato sostanzialmente sul parere del professore e pubblicato su un Social Network, per punti:
1. "Solo il 22% del consumo di 'energia' del paese è elettricità (il resto è gas, petrolio, derivati). Il nucleare potrebbe risolvere solo in piccola parte il problema della nostra dipendenza dai paesi produttori e dagli aumenti dei prezzi per le crisi internazionali"
Risposta: questa argomentazione è innanzitutto fuorviante, dato che è di energia elettrica che si sta parlando, che sia il 22%, di più o di meno. In secondo luogo, Parisi spinge verso le fonti rinnovabili a discapito del nucleare, che fanno assolutamente la stessa cosa, anzi, per la verità, il nucleare produce calore, poi convertito in parte in elettricità; la restante parte potrebbe essere utilizzata per teleriscaldamento, produzione di Idrogeno o calore industriale oggi prodotto da combustibili fossili. Il fotovoltaico e l'eolico producono esclusivamente energia elettrica! A completamento, gioverebbe sottolineare come proprio la grande disponibilità di energia nucleare a basso prezzo ha di fatto incentivato l'elettrificazione di tanti servizi, dai riscaldamenti alla cottura cibi alla mobilità, portando spontaneamente a quel processo che Parisi vorrebbe imporre rocambolescamente dall'alto.

2. "L'energia prodotta con il nucleare è molto più costosa (ad oggi 4 volte di più) del fotovoltaico. Inoltre i prezzi del fotovoltaico tendono ad abbassarsi, quelli del nucleare a salire.
Risposta: prendendo per buono il valore di costi, occorre capire che quello che conta ai consumatori è il prezzo dell'energia, che in un'economia capitalistica non dipende dal costo se non in minima parte. In effetti, il prezzo di vendita dell'elettricità da fotovoltaico scende addirittura a valori negativi quando c'è produzione (tutti producono contemporaneamente...), cioè chi produce paga qualcuno perché consumi (ditemi voi se è ecologia!) ma viene compensato dagli incentivi statali (pagati da tutti i consumatori in bolletta). La sera, quando nessun impianto PV può produrre ma c'è domanda, i prezzi schizzano alle stelle, giustificando l'attivazione di impianti ad alto costo ed alzando ulteriormente le bollette. Un sistema basato su fonti affidabili e costanti (nucleare o fossili) spiana i prezzi ammortando bene i costi di impianto, finendo per abbassare le bollette. Il nucleare poi ha dalla sua non soltanto il bassissimo impatto in termini di CO2/KWh (dovuto alla filiera, durante la produzione è nullo) ma anche il fatto che i costi di esercizio impattano poco sul costo del KWh, ed il combustibile impatta solo per il 5%.
Non si capisce perché mai i prezzi del nucleare dovrebbero essere in rialzo, ma suona tanto come un'affermazione autoreferenziale: in un'economia di scala, un bene prodotto in massa abbassa il prezzo mentre uno prodotto poco aumenta; dunque stiamo dicendo che facciamo tanto fotovoltaico, quindi i prezzi scendono, quindi vedi che conviene il fotovoltaico? Ridicolo.

3. "Il nostro problema elettrico è che produciamo troppo di giorno con il Sole (con i pannelli installati) e troppo poco la sera. Sarebbe più conveniente investire prima in sistemi di accumulo (batterie) che al pari del fotovoltaico hanno prezzi che si stanno abbassando
Risposta: per quanto riguarda i prezzi vale il discorso del punto precedente, ma qui il problema è un altro: l'Italia consuma oggi circa 312 TWh di energia (dati Terna). Per fissare le idee, nei tre mesi invernali del 2025, il fotovoltaico ha prodotto circa 4 TWh, mentre l'Italia ha consumato circa 78 TWh. Dunque, con la produzione attuale, occorrerebbe spostare dalla produzione estiva all'inverno circa 74 TWh. La produzione e installazione mondiale di BESS (Battery Energy Storage System) nel 2025 è stata di circa 300 GWh, dunque servirebbe più di 200 volte la produzione mondiale di BESS dedicata esclusivamente al nostro Paese per coprire soltanto il fabbisogno dei tre mesi invernali non coperto da fotovoltaico (dati 2025). Altro che costi, qui si raccontano favole per non smettere di bruciare fossili...

4. "Da decenni non riusciamo a individuare un sito per installare il deposito per le scorie nucleari che abbiamo (quelle delle centrali chiuse dopo il 1987) . Paghiamo profumatamente la Francia per farlo, e ci tiene pure sotto ricatto perché può sempre minacciarci di ridarle indietro [sic]. Come si pensa in tempi brevi di individuare un luogo dove installare una centrale nucleare? Dove metteremo le scorie (meno, ma ci sono) che anche il nucleare di quarta generazione produce? Aggiungo che le centrali nucleari lavorano bene dove fa freddo. Consumano tantissima acqua per raffredarsi [sic]. Proprio questo mese in Francia hanno 'spento' per due giorni un reattore per il troppo caldo e ricordo che il clima in Europa va scaldandosi sempre più"
Risposta: quanta confusione! Le cosiddette "scorie" sono i rifiuti ad alta (radio)attività, essenzialmente il combustibile esaurito delle centrali. Sono altamente radiotossiche ma si gestiscono facilmente inserendole in casket a prova di qualunque cosa. Il punto chiave qui è che i rifiuti ad alta attività sono qualcosa come 3 metri cubi per reattore per anno, tanto che per esempio in Svizzera hanno un capannone pieno circa a metà dove conservano le scorie prodotte da tutte le loro centrali in tutti i 45 anni di produzione. Non hanno ancora individuato un nuovo deposito, dato che quel capannone ha capacità ancora per altri 45 anni di produzione elettrica...
La Francia possiede i nostri rifiuti nucleari ma non ci tiene sotto scacco (siamo matti?); semplicemente in base alle leggi Europee, ogni nazione è tenuta a tenersi i propri rifiuti radioattivi (e tossici...che sono molti di più, ma non ce ne preoccupiamo...) per cui dobbiamo riprenderceli e trovare un posto dove metterli in sicurezza. Qui viene la parte grottesca, al solito la soluzione c'è ma non viene applicata a causa delle proteste popolari fomentate dalle opposizioni politiche (plurale! Pare sia una cosa bipartisan...). Giova ricordare che il deposito dei rifiuti radioattivi serve anche per tutti gli altri rifiuti, che sono meno radioattivi ma centinaia di volte di più come volume e in continuo aumento, dato che a produrli in massa sono processi industriali, ospedali e altre attività anche in assenza di produzione elettronucleare. La presenza delle centrali, in poche parole, non farebbe differenza per più di uno - due punti percentuali su questo tema, numeri alla mano.
Individuare un sito per una centrale nucleare è qualcosa che tutte le nazioni civili sanno fare e fanno, anche l'Italia lo faceva fino al 1987, con buona pace dei comitati Nimby locali...certo che dire che non facciamo centrali nucleari perché i comitati di protesta ci bloccherebbero è come dire che lasciamo i cellulari ai figli senza limiti perché altrimenti protesterebbero.
Le centrali nucleari lavorano bene ovunque, dove e quando fa freddo aumentano leggermente il rendimento termodinamico (qualche punto percentuale), tutto lí. Se così non fosse, bisognerebbe spiegarlo al Messico, al Brasile, al Sudafrica, agli Emirati Arabi Uniti, all'India e a molte altre nazioni che operano senza problemi centrali nucleari in zone torride. Ridicolo poi evidenziare come gli impianti francesi abbiano ridotto leggermente la produzione durante le ondate di calore, al solo fine di rispettare i limiti di temperatura nei fiumi di scarico; vogliamo parlare del calo (fisico, non legislativo) di efficienza dei pannelli fotovoltaici dovuto al caldo? O vogliamo parlare del fatto che le centrali nucleari arabe non hanno ridotto la potenza perché non dispongono di leggi sulla temperatura di scarico?
La migliore però è sempre il consumo d'acqua! Mi risulta che il ciclo dell'acqua sia ancora insegnato alle scuole elementari, comunque l'acqua presa dai fiumi per raffreddare gli impianti (facendo condensare il vapore per poterlo riutilizzare a circuito chiuso) viene poi scaricata di nuovo nel fiume di partenza, senza inquinarla e facendo sì (in Europa) che la temperatura del fiume nel suo complesso non salga di più di un grado. Dove sarebbe, esattamente, il consumo d'acqua?

5. "Il succo: per emancipare energeticamente il Paese si deve prima intervenire per aumentare quella quota del 22% di consumi elettrici. Servono investimenti importanti:
- sulla rete di distribuzione (se tutti avessimo l'auto elettrica andrebbe in blackout perché non ce la farebbe)
- sui consumi dall'altro (pompe di calore, edifici con migliore isolamento, mezzi di trasporto elettrici, ...)

La conclusione è affetta dal solito benaltrismo che noi italiani adoriamo: gli interventi elencati vanno certamente effettuati, ma questo non preclude l'installazione di centrali nucleari, che resta fondamentale. 

PS: per ragioni pratiche, il commento non si riferisce direttamente intervento del prof. Parisi, ma a un riassunto ad opera di un suo sostenitore, cui questo post intende rispondere. Preciso che non si tratta di un attacco personale né nei confronti del professore, né in quelli della persona che ha scritto il riassunto per punti su di un Social Network. Il mio intento qui è solo ed unicamente quello di evidenziare le inconsistenze e gli errori concettuali delle tesi proposte, giammai di criticare o denigrare il professore o la persona che ha scritto il riassunto. 

mercoledì 23 luglio 2025

Un confronto su Nucleare: Italia vs Francia

Facciamo un confronto storico tra Italia e Francia, due nazioni simili per popolazione, storia recente e reddito pro capite. 
Negli anni '60 del secolo scorso, l'Italia faceva a gara con il Regno Unito per il titolo di primo produttore mondiale di elettricità da fonte Nucleare. Arrivano gli anni '70, con la crisi petrolifera, la Francia decide di investire pesantemente nell'Atomo per ridurre la propria dipendenza energetica e politica dal petrolio; l'Italia, che è in vantaggio, prosegue sulla propria strada, aggiungendo la centrale più potente d'Europa (Caorso, un BWR da 800 MWe) e progettando Montalto di Castro e Trino II. Arrivano gli anni '80, fino al famigerato incidente di Chernobyl del 26 Aprile 1986. Qui, Francia e Italia prendono due strade opposte.
Francia: dopo il 1986, la Francia ha continuato ad installare nuova potenza nucleare, fino a giungere, nei primi anni 2000 a produrre il 78% dell'energia elettrica dalle 56 centrali nucleari sparse sul suo territorio. Oggi, il paese ha da decenni la bolletta elettrica più bassa del G7, il che attrae gli investimenti e favorisce l'industria energivora, oltre a farne il paese a minori emissioni di CO2 e gas inquinanti del settore elettrico di tutto il G7. Le bollette basse, hanno inoltre favorito l'elettrificazione di molte utilities domestiche quali la cottura dei cibi ed il riscaldamento invernale, abbattendo ulteriormente la produzione di inquinanti atmosferici. Ultimo, ma non per importanza, la Francia è la centrale elettrica d'Europa, vendendo una buona fetta di energia elettrica ai suoi vicini (il 15% del fabbisogno annuo Italiano è coperto dalle centrali francesi) e ricavando milioni di € ogni anno dalle vendite di elettricità. 

Italia: nel nostro paese, nell'86, la scia emotiva dell'incidente di Chernobyl portò ad un referendum che ha di fatto mostrato la volontà politica del governo di chiudere la produzione nucleare. Le nuove centrali furono costosamente convertite in turbogas, mentre le vecchie venivano progressivamente fermate. La promessa dei Verdi fu quella di "puntare tutto sulle fonti rinnovabili ", sottintendendo che avremmo bruciato ancora un po' di combustibili fossili mentre installavamo abbastanza rinnovabili. Oggi, a distanza di quarant'anni, l'Italia è passata da poco più di zero a circa il 40% di energia da fonti rinnovabili non programmabili (fotovoltaico), mentre continuiamo a bruciare combustibili fossili per un 25% abbondante di fabbisogno (il resto è importazione dalla Francia con un 20% di idroelettrico). L'alto prezzo dei combustibili fossili, i forti sussidi alle rinnovabili e i costi onerosi per il bilanciamento di una rete a produzione sempre più distribuita, fanno della bolletta italiana una delle più care d'Europa, soprattutto in relazione alla stagnazione degli stipendi, sostanzialmente fermi da vent'anni. La fiorente industria nucleare, un tempo orgoglio nazionale, si è ridotta al lumicino, migliaia di posti di lavoro altamente qualificati sono andati perduti, perlopiù trasferiti all'estero, soprattutto nella vicina Francia. Le bollette elevate, insieme alla burocrazia eccessiva, al fisco aggressivo e imprevedibile ed alla giustizia lenta e inefficiente, contribuiscono a rendere l'Italia un paese poco attraente per gli investimenti e poco favorevole a fare impresa, determinando una crisi del lavoro dalle radici profonde. Inoltre, dato l'alto costo dell'elettricità, la gran parte del Paese viaggia ancora con riscaldamenti a combustibili fossili, determinando un forte inquinamento stagionale d'inverno, aggravato poi dai trasporti in larga prevalenza su gomma, che riempiono strade e autostrade di TIR e camion lenti ed inquinanti. La pianura Padana è oggi il luogo più inquinato d'Europa, e le malattie respiratorie, anche mortali, sono una piaga che miete centinaia di vittime ogni anno.

Riflessione conclusiva: dall'analisi descritta qui sopra, emerge un quadro a dir poco devastante per il nostro Paese. I difetti della scelta, fatta da certa politica corrotta degli anni '80, di distruggere l'eccellenza nucleare italiana, emergono in tutta la loro crudezza. Pare lecito domandarsi: ci sono stati anche dei pregi? Quanti incidenti di Chernobyl ci siamo risparmiati, con quella scelta? A guardare la Francia, pare nessuno, e la tecnica ci conferma che nessuna centrale francese, o italiana, potrebbe mai subire un incidente di quel genere, per costruzione. E che dire di Fukushima? Dove uno tsunami di proporzioni storiche, praticamente impossibile nel piccolo Mar Mediterraneo, ha determinato la fusione del nocciolo di tre reattori, comportando rilasci di radioattività molto modesti e nessuna vittima? Quali sarebbero dunque, questi benedetti vantaggi? Non sarà che, forse, abbiamo preso una cantonata micidiale?

venerdì 23 maggio 2025

Ennesimo ragazzino che costruisce un reattore a fusione in casa? Anche no

La saga dei ragazzini che costruiscono reattori a fusione nucleare in casa con mezzi di fortuna sta diventando un sempreverde molto ricorrente oggigiorno. Soprattutto grazie a un giornalismo affamato di click condito della cultura distorta secondo la quale un ragazzino, genio per scienza infusa e grazia divina, sarebbe in grado di saltare a piè pari un lustro di corso di laurea in Ingegneria Nucleare e decenni di ricerca scientifica per costruire in casa una macchina in grado di risolvere il problema dell'approvvigionamento energetico senza fatica e con modica spesa. Ma procediamo con ordine.
Business Insider ci informa che il prodigioso Hudhayfa Nazoordeen, ventenne studente di matematica all'Università di Waterloo, avrebbe ammazzato il tempo costruendosi in casa nientemeno che un reattore nucleare a fusione, naturalmente con materiali da banco. Il post è datato 25 settembre 2024 ma la notizia è stata ripresa pochi giorni fa da un altro sito in lingua italiana, e comunque si tratta di storie che girano da parecchio tempo in forme diverse (qui un link a una versione del 2019 il cui protagonista è addirittura un dodicenne di Memphis)
Non so dire se si tratti di bufale o se davvero i ragazzini moderni in giro per il mondo stiano dandosi alla fisica dei plasmi con materiali poveri; quello che è doveroso sottolineare, però, come già nel caso del teenager inglese di cui ho parlato su questo blog è che non si tratta di reattori nucleari a fusione. Quello che questi ragazzini mettono insieme, ammesso e non concesso che le notizie siano vere, è semplicemente un dispositivo contenente del plasma, cosa che è sorprendentemente facile da fare, anche con materiali poveri e poca conoscenza. L'esempio più comune di dispositivo di quel genere è una lampada al neon, che contiene un plasma di neon sottovuoto a circa 3000 K e si può comprare per una manciata di Euro in un negozio. Un dispositivo del genere sta a un reattore a fusione più o meno come una bicicletta sta a un jet di linea.
La considerazione più importante è che questo tipo di notizie presenta tutte le caratteristiche delle leggende metropolitane: si tratta di giovani geni che, con materiali poveri e inventiva individuale, sorpassano a destra gruppi di ricerca strutturati con decenni di esperienza e forti competenze di magnetoidrodinamica e fisica dei plasmi e realizzano il sogno dell'Umanità, l'energia pulita, economica e pressoché illimitata, creabile in casa con quattro componenti elettronici. Troppo bello per essere vero?

lunedì 9 settembre 2024

Il governo sta lavorando alla reintroduzione del nucleare in Italia

Rimando all'ottimo articolo del Post: https://www.ilpost.it/2024/09/09/governo-nucleare-italia/?homepagePosition=10

domenica 18 agosto 2024

Un diciassettenne italiano realizza a Cambridge un reattore nucleare a fusione per la sua maturità? Anche no

Leggo dalle entusiastiche pagine di Interesting Engineering di un diciassettenne di origini italiane, Cesare Mencarini, che avrebbe realizzato "un reattore nucleare a fusione" per la sua tesina di maturità (o l'equivalente britannico). Secondo il sito, che fa riferimento a un articolo del Daily mail, il ragazzo avrebbe ottenuto una delle "condizioni essenziali per la fusione nucleare", cioè la creazione di un plasma. L'articolo poi enfatizza le difficoltà e le preoccupazioni dei docenti legate alla sicurezza dell'esperimento, spiegando infine che il dispositivo realizzato dal ragazzo compenserebbe la limitata pressione del gas utilizzato, di fatto sotto vuoto a una pressione di "8E-3 Torr" (sic), con una forte differenza di potenziale elettrico. I docenti hanno poi dichiarato che "Mencarini has been outstanding in his work ethic and will no doubt make a significant impact on the energy industry in the future." Non solo, secondo IE "The teen aims to apply for a degree in engineering", che credo sia da interpretarsi come un ovvio "vuole poi fare Ingegneria" ma, in quel contesto, pare quasi significare che il ragazzo abbia chiesto una laurea in ingegneria a seguito del suo lavoro.
Anche Orizzonte scuola riprende il medesimo articolo, traducendolo semplicemente in italiano.

Il fatto che un diciassettenne realizzi un dispositivo in grado di ottenere un plasma è senz'altro un risultato notevole per la sua età, per cui non stupisce il voto alto e i complimenti entusiastici. Qui finisce però la sensazionalità dell'impresa: ottenere un plasma da un gas a bassissima pressione applicando una differenza dai potenziale è infatti relativamente facile. L'esempio più facile di questo fenomeno è forse un tubo al neon, che contiene neon a pressione bassissima e, applicando appunto una differenza di potenziale, lo scalda rapidissimamente a circa 5000 gradi, facendogli raggiungere lo stato di plasma ed emettendo luce. Niente di mai visto quindi, a meno che i neutroni menzionati distrattamente a inizio articolo come obiettivo del lavoro di Mencarini siano stati veramente ottenuti: ottenere dei neutroni da un plasma potrebbe significare che effettivamente ci sono state delle fusioni nucleari, anche se è ben difficile capire i meccanismi dal momento che non sappiamo nemmeno che gas il giovane abbia usato. Resta inoltre la stessa grande perplessità che vale per i vari esperimenti di fusione fredda: la fisica ci dice che, a pressioni di quel tipo, occorre portare le particelle del plasma (che supponiamo costituito da isotopi di idrogeno) a temperature dell'ordine di 100 milioni di gradi per poter vedere delle fusioni nucleari; fondere gli stessi atomi alle temperature ottenibili da una semplice differenza di potenziale "da presa elettrica" senza compensare con pressioni folli è semplicemente in contraddizione con la fisica che conosciamo.
Ancor meno realistica è poi l'idea che un dispositivo del genere possa insegnare qualcosa a chi studia la fusione nucleare da decenni, per non parlare dell'idea che possa essere sfruttata per produrre energia elettrica: la differenza di potenziale necessaria per creare il plasma è sicuramente di gran lunga maggiore di quella che un alternatore collegato a una turbina a vapore può mai generare a partire dal calore della fusione nucleare indotta nel dispositivo, e questo è proprio il grandissimo ostacolo che gli ingegneri tentano di superare al momento con i vari dispositivi sperimentali come ITER.
Insomma, complimenti al ragazzo che promette sicuramente bene, molto meno a Interesting Engineering che spaccia una tesina di maturità per una scoperta scientifica di portata secolare.
PS: tutti i link nella pagina di IE sembrano portare alla notizia che la Cina sta costruendo il primo reattore nucleare al Torio; splendida notizia, peccato c'entri come i proverbiali cavoli a merenda con la fusione di Mencarini.