Vediamo uno dei tanti esempi, basato sostanzialmente sul parere del professore e pubblicato su un Social Network, per punti:
1. "Solo il 22% del consumo di 'energia' del paese è elettricità (il resto è gas, petrolio, derivati). Il nucleare potrebbe risolvere solo in piccola parte il problema della nostra dipendenza dai paesi produttori e dagli aumenti dei prezzi per le crisi internazionali"
Risposta: questa argomentazione è innanzitutto fuorviante, dato che è di energia elettrica che si sta parlando, che sia il 22%, di più o di meno. In secondo luogo, Parisi spinge verso le fonti rinnovabili a discapito del nucleare, che fanno assolutamente la stessa cosa, anzi, per la verità, il nucleare produce calore, poi convertito in parte in elettricità; la restante parte potrebbe essere utilizzata per teleriscaldamento, produzione di Idrogeno o calore industriale oggi prodotto da combustibili fossili. Il fotovoltaico e l'eolico producono esclusivamente energia elettrica! A completamento, gioverebbe sottolineare come proprio la grande disponibilità di energia nucleare a basso prezzo ha di fatto incentivato l'elettrificazione di tanti servizi, dai riscaldamenti alla cottura cibi alla mobilità, portando spontaneamente a quel processo che Parisi vorrebbe imporre rocambolescamente dall'alto.
2. "L'energia prodotta con il nucleare è molto più costosa (ad oggi 4 volte di più) del fotovoltaico. Inoltre i prezzi del fotovoltaico tendono ad abbassarsi, quelli del nucleare a salire."
Risposta: prendendo per buono il valore di costi, occorre capire che quello che conta ai consumatori è il prezzo dell'energia, che in un'economia capitalistica non dipende dal costo se non in minima parte. In effetti, il prezzo di vendita dell'elettricità da fotovoltaico scende addirittura a valori negativi quando c'è produzione (tutti producono contemporaneamente...), cioè chi produce paga qualcuno perché consumi (ditemi voi se è ecologia!) ma viene compensato dagli incentivi statali (pagati da tutti i consumatori in bolletta). La sera, quando nessun impianto PV può produrre ma c'è domanda, i prezzi schizzano alle stelle, giustificando l'attivazione di impianti ad alto costo ed alzando ulteriormente le bollette. Un sistema basato su fonti affidabili e costanti (nucleare o fossili) spiana i prezzi ammortando bene i costi di impianto, finendo per abbassare le bollette. Il nucleare poi ha dalla sua non soltanto il bassissimo impatto in termini di CO2/KWh (dovuto alla filiera, durante la produzione è nullo) ma anche il fatto che i costi di esercizio impattano poco sul costo del KWh, ed il combustibile impatta solo per il 5%.
Non si capisce perché mai i prezzi del nucleare dovrebbero essere in rialzo, ma suona tanto come un'affermazione autoreferenziale: in un'economia di scala, un bene prodotto in massa abbassa il prezzo mentre uno prodotto poco aumenta; dunque stiamo dicendo che facciamo tanto fotovoltaico, quindi i prezzi scendono, quindi vedi che conviene il fotovoltaico? Ridicolo.
3. "Il nostro problema elettrico è che produciamo troppo di giorno con il Sole (con i pannelli installati) e troppo poco la sera. Sarebbe più conveniente investire prima in sistemi di accumulo (batterie) che al pari del fotovoltaico hanno prezzi che si stanno abbassando"
Risposta: per quanto riguarda i prezzi vale il discorso del punto precedente, ma qui il problema è un altro: l'Italia consuma oggi circa 312 TWh di energia (dati Terna). Per fissare le idee, nei tre mesi invernali del 2025, il fotovoltaico ha prodotto circa 4 TWh, mentre l'Italia ha consumato circa 78 TWh. Dunque, con la produzione attuale, occorrerebbe spostare dalla produzione estiva all'inverno circa 74 TWh. La produzione e installazione mondiale di BESS (Battery Energy Storage System) nel 2025 è stata di circa 300 GWh, dunque servirebbe più di 200 volte la produzione mondiale di BESS dedicata esclusivamente al nostro Paese per coprire soltanto il fabbisogno dei tre mesi invernali non coperto da fotovoltaico (dati 2025). Altro che costi, qui si raccontano favole per non smettere di bruciare fossili...
4. "Da decenni non riusciamo a individuare un sito per installare il deposito per le scorie nucleari che abbiamo (quelle delle centrali chiuse dopo il 1987) . Paghiamo profumatamente la Francia per farlo, e ci tiene pure sotto ricatto perché può sempre minacciarci di ridarle indietro [sic]. Come si pensa in tempi brevi di individuare un luogo dove installare una centrale nucleare? Dove metteremo le scorie (meno, ma ci sono) che anche il nucleare di quarta generazione produce? Aggiungo che le centrali nucleari lavorano bene dove fa freddo. Consumano tantissima acqua per raffredarsi [sic]. Proprio questo mese in Francia hanno 'spento' per due giorni un reattore per il troppo caldo e ricordo che il clima in Europa va scaldandosi sempre più"
Risposta: quanta confusione! Le cosiddette "scorie" sono i rifiuti ad alta (radio)attività, essenzialmente il combustibile esaurito delle centrali. Sono altamente radiotossiche ma si gestiscono facilmente inserendole in casket a prova di qualunque cosa. Il punto chiave qui è che i rifiuti ad alta attività sono qualcosa come 3 metri cubi per reattore per anno, tanto che per esempio in Svizzera hanno un capannone pieno circa a metà dove conservano le scorie prodotte da tutte le loro centrali in tutti i 45 anni di produzione. Non hanno ancora individuato un nuovo deposito, dato che quel capannone ha capacità ancora per altri 45 anni di produzione elettrica...
La Francia possiede i nostri rifiuti nucleari ma non ci tiene sotto scacco (siamo matti?); semplicemente in base alle leggi Europee, ogni nazione è tenuta a tenersi i propri rifiuti radioattivi (e tossici...che sono molti di più, ma non ce ne preoccupiamo...) per cui dobbiamo riprenderceli e trovare un posto dove metterli in sicurezza. Qui viene la parte grottesca, al solito la soluzione c'è ma non viene applicata a causa delle proteste popolari fomentate dalle opposizioni politiche (plurale! Pare sia una cosa bipartisan...). Giova ricordare che il deposito dei rifiuti radioattivi serve anche per tutti gli altri rifiuti, che sono meno radioattivi ma centinaia di volte di più come volume e in continuo aumento, dato che a produrli in massa sono processi industriali, ospedali e altre attività anche in assenza di produzione elettronucleare. La presenza delle centrali, in poche parole, non farebbe differenza per più di uno - due punti percentuali su questo tema, numeri alla mano.
Individuare un sito per una centrale nucleare è qualcosa che tutte le nazioni civili sanno fare e fanno, anche l'Italia lo faceva fino al 1987, con buona pace dei comitati Nimby locali...certo che dire che non facciamo centrali nucleari perché i comitati di protesta ci bloccherebbero è come dire che lasciamo i cellulari ai figli senza limiti perché altrimenti protesterebbero.
Le centrali nucleari lavorano bene ovunque, dove e quando fa freddo aumentano leggermente il rendimento termodinamico (qualche punto percentuale), tutto lí. Se così non fosse, bisognerebbe spiegarlo al Messico, al Brasile, al Sudafrica, agli Emirati Arabi Uniti, all'India e a molte altre nazioni che operano senza problemi centrali nucleari in zone torride. Ridicolo poi evidenziare come gli impianti francesi abbiano ridotto leggermente la produzione durante le ondate di calore, al solo fine di rispettare i limiti di temperatura nei fiumi di scarico; vogliamo parlare del calo (fisico, non legislativo) di efficienza dei pannelli fotovoltaici dovuto al caldo? O vogliamo parlare del fatto che le centrali nucleari arabe non hanno ridotto la potenza perché non dispongono di leggi sulla temperatura di scarico?
La migliore però è sempre il consumo d'acqua! Mi risulta che il ciclo dell'acqua sia ancora insegnato alle scuole elementari, comunque l'acqua presa dai fiumi per raffreddare gli impianti (facendo condensare il vapore per poterlo riutilizzare a circuito chiuso) viene poi scaricata di nuovo nel fiume di partenza, senza inquinarla e facendo sì (in Europa) che la temperatura del fiume nel suo complesso non salga di più di un grado. Dove sarebbe, esattamente, il consumo d'acqua?
5. "Il succo: per emancipare energeticamente il Paese si deve prima intervenire per aumentare quella quota del 22% di consumi elettrici. Servono investimenti importanti:
- sulla rete di distribuzione (se tutti avessimo l'auto elettrica andrebbe in blackout perché non ce la farebbe)
- sui consumi dall'altro (pompe di calore, edifici con migliore isolamento, mezzi di trasporto elettrici, ...)
La conclusione è affetta dal solito benaltrismo che noi italiani adoriamo: gli interventi elencati vanno certamente effettuati, ma questo non preclude l'installazione di centrali nucleari, che resta fondamentale.
PS: per ragioni pratiche, il commento non si riferisce direttamente intervento del prof. Parisi, ma a un riassunto ad opera di un suo sostenitore, cui questo post intende rispondere. Preciso che non si tratta di un attacco personale né nei confronti del professore, né in quelli della persona che ha scritto il riassunto per punti su di un Social Network. Il mio intento qui è solo ed unicamente quello di evidenziare le inconsistenze e gli errori concettuali delle tesi proposte, giammai di criticare o denigrare il professore o la persona che ha scritto il riassunto.
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