venerdì 11 marzo 2011

Terremoto in Giappone, spente le centrali nucleari. Non si esclude la possibilità di fuga radioattiva da un reattore.

Secondo BBC World News, dopoil fortissimo terremoto e lo tsunami conseguente che ha colpito in queste ore la zona centrale del Giappone, è stato dichiarato lo stato di emergenza per la centrale nucleare di Fukushima dopo che il sistema di raffreddamento di uno dei reattori ha subito un guasto. Il governo locale ha evacuato 2000 residenti nei dintorni dell’impianto, ma si sostiene che non c’è stata (ancora) nessuna fuga di radioattività e l’autorità delle nazioni unite per la sicurezza nucleare annuncia che 4 centrali hanno spento i loro reattori in modo sicuro.


Dalle nostre parti invece La Stampa titola “Giappone, scatta l'allarme nucleare”. Aprendo l’articolo si nota l’immagine di un’esplosione terrificante (che tuttavia non c'entra nulla, come dimostra la didascalia “Violenta esplosione in una raffineria nei pressi di Tokyo”) Nell’articolo si dice che “L’agenzia atomica internazionale dell’Onu, Aiea, ha annunciato che le quattro centrali nucleari giapponesi più vicine all’epicentro sono state bloccate con successo e si stanno ora raccogliendo informazioni su quali Paesi e strutture nucleari possano essere a rischio per lo tsunami scatenato dal sisma. Ma il governo giapponese ha dichiarato lo stato di emergenza per la centrale nucleare di Onagawa nella prefettura di Miyagi e ha fatto anche sapere che il processo di raffreddamento di uno dei reattori non sta procedendo come previsto, dopo che un inizio di incendio era stato segnalato in un edificio che ospita una turbina nella stessa centrale.” Ma come? Una rapida googlata ci dice che tra Onagawa e Fukushima ci sono circa 160 Km, dunque non può essere lo stesso impianto. Infatti Wikipedia ci viene in aiuto (incredibile la velocità con la quale è stata creata la voce 2011 Sendai Earthquake) e chiarisce: undici reattori nucleari sono stati spenti automaticamente nella zona colpita dal terremoto, secondo il ministero dell’industria giapponese. Un impianto a Fukushima ha avuto però un guasto meccanico nel sistema di raffreddamento del reattore dopo lo spegnimento, il che non ha ovviamente determinato fughe radioattive ma richiede che il sistema di raffreddamento di emergenza rimanga in azione. Per questa ragione, è stato dichiarato lo stato di emergenza. Contemporaneamente, un incendio è scoppiato nell’edificio turbine dell’impianto nucleare di Onagawa, che è tuttavia separato dal reattore e non comporta problemi di sicurezza radiologica.

Forum Nucleare Italiano ci tranquillizza poi ulteriormente dicendo che “Si è trattato di una misura precauzionale prevista dalla legge in caso di malfunzionamento del sistema di raffreddamento a un impianto: in realtà, ha dichiarato il primo ministro Naoto Kan, “non è stato registrata alcun a emissione di materiale radioattivo all’esterno”.” Le news del forum sono tratte da Kyodo News, uno dei principali organi di informazione giapponesi, che tuttavia alle 3:11 del 12 marzo (occhio al fuso orario) annuncia una breaking news secondo la quale “Radiation leak could occur at Fukushima nuclear plant” (può avvenire una fuoriuscita di radiazioni dall’impianto nucleare di Fukushima), anche se non è chiaro come e di quale entità. Potrebbe anche trattarsi di una sparata, dato che le news si susseguono freneticamente, e naturalmente non bisogna dimenticarsi del contesto (ben evidenziato nell’intervento di FNI) ma teoricamente l’impianto non è ancora fuori controllo, come invece sostiene il Forum Nucleare. Gli evacuati peraltro, sempre secondo Kyodo News, sarebbero diventati 3000. Staremo a vedere le evoluzioni, speriamo bene.
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Aggiornamento 2011-03-11, h 21:30

Anche TG LA7 e Il Fatto Quotidiano ci cascano in pieno: parlano di radioattività in aumento nell'impianto, che necessita di un rilascio per regolarizzare la pressione/temperatura del reattore (come se la radioattività e la pressione di un impianto avessero qualche legame tra loro...) e addirittura il Fatto "lascia a intendere" che ci sia stato un rilascio di radioattività. LA7 poi confonde l'incendio di Onagawa, subito domato, con il problema di raffreddamento a Fukushima; per fortuna il Fatto invece non ci casca.

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Aggiornamento 2011-03-11, h 22:10 circa
Riassumo dall'alert log del sito dell'IAEA (aggiornamento ore 20:30): le autorità giapponesi hanno informato l'Incident and Emergency Centre (IEC) dell'IAEA che il terremoto di oggi e lo tsunami hanno tagliato la fornitura di energia elettrica all'impianto di Fukushima Daiichi. In più, i generatori diesel di emergenza che dovevano produrre l'energia necessaria all'attivazione del sistema di raffreddamento di emergenza sono stati messi fuori uso dagli allagamenti dello tsunami. Al momento, gli sforzi per ripristinare i diesel stanno proseguendo. Al momento non c'è stato rilascio di radioattività da nessun reattore di quelli colpiti dal disastro. IAEA continua a monitorare la situazione in accordo con le autorità locali.

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Aggiornamento 2011-03-11, h 22:15 circa
Nuove news dall'alert log del sito dell'IAEA (aggiornamento ore 22:10): i generatori di emergenza portatili sono arrivati alla centrale e i tecnici stanno cercando di riattivare il sistema di raffreddamento di emergenza. Le autorità hanno deciso di ventilare il sistema di contenimento per diminuire la pressione, ma il rilascio sarà filtrato per contenere la radioattività ed impedirne la fuoriuscita. dei quattro reattori della centrale, tre stavano funzionando al momento del terremoto; tutti e tre mantengono il combustibile regolarmente sotto il battente di acqua di raffreddamento.


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Aggiornamento 2011-03-12, h 11:22 circa
Kyodo News comunica che c'è stata un'esplosione nel reattore n°1 della centrale di Fukushima. Tokio Electric Power, sempre secondo Kyodo News, ha affermato che il tetto dell'edificio reattore è crollato alle ore 3:36 locali. Secondo il governo prefetturale di Fukushima, il livello di radiazioni nell'impianto ha raggiunto 1015 microsieverts/h (per confronto, il fondo naturale italiano è stimato dare una dose annua pari a circa 2 millisievert/anno, cioè 2000 microsievert all'anno). Quattro lavoratori sono stati feriti dall'esplosione, ma secondo Kyodo news non sono in pericolo di vita.

La Stampa pubblica invece le foto della nube di vapore che si è innalzata dalla centrale (fonte NHK tramite La Stampa) e avverte che "Il governo ha invitato i residenti della zona di rimanere chiusi in casa, spegnere i condizionatori d’aria e non bere l’acqua del rubinetto. Alle persone che sono all’esterno è stato consigliato di non lasciare esposta la pelle e coprirsi la faccia con maschere ed asciugamani bagnati." Personalmente sospetto che queste misure di sicurezza siano più che altro legate alla contaminazione tremenda dell'aria e dell'acqua da part e delle migliaia di impianti chimici e petrolchimici incendiati e/o esplosi, tuttavia sicuramente fa parte delle misure di prevenzione adatte anche per la protezione da radiazioni (eccetto l'acqua del rubinetto, ma con le tubazioni distrutte dal terremoto immagino che colore possa avere...).

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Aggiornamento 2011-03-12, h 12:25 circa
Kyodo News comunica che l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica ritiene possa esserci stata una fusione parziale del nocciolo del reattore. L'esplosione ha lasciato, a quanto si vede da NHK world TV, soltanto più lo scheletro dell'edificio reattore. Azzardo un'ipotesi sulle motivazioni dell'esplosione: tipicamente in questi casi l'alto livello di radiazioni (dentro il core, non fuori) provoca la separazione dell'acqua di raffreddamento in idrogeno e ossigeno, che poi si ricombinano, complici le alte temperature, e provocano l'esplosione. Sempre secondo Kyodo News, è stato rilevato del Cesio fuori dal reattore (non è chiaro se in sospensione nell'aria, in forma gassosa, oppure a terra).

L'alert log dell'IAEA risulta irraggiungibile, probabilmente a causa del traffico internet mostruoso in quella direzione.


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Aggiornamento 2011-03-12, h 15:07 circa
Kyodo News comunica che l'esplosione che ha coinvolto la centrale di Fukushima non ha coinvolto il reattore n° 1 (presumo intendano la parte nucleare del reattore), che aveva problemi di raffreddamento. Tokio Electric Power Co. comunica, sempre tramite Kyodo News, che non c'è stato danneggiamento al contenitore metallico di sicurezza, dunque il reattore non si è scoperchiato come si temeva. Gli ultimi dati sulle radiazioni non indicano ulteriori danneggiamenti al core. Il portavoce del governo Yukio Edano comunica che l'esplosione ha causato il cedimento strutturale del tetto e delle pareti dell'edificio che contiene il reattore, ma non ha danneggiato il contenitore di sicurezza al suo interno. La presenza di Cesio e Iridio al di fuori del reattore sarebbero conseguenza del rilascio controllato in atmosfera operato dai tecnici per ridurre la pressione all'interno del reattore. Naturalmente la popolazione entro un raggio di 20 km è stata evacuata (varie fonti) e i venti soffiano al momento verso l'oceano, dunque non si prevedono problemi alla popolazione a causa del rilascio (Kyodo News).


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Aggiornamento 2011-03-12, h 18:35 circa
NHK world TV dice che tre persone esaminate a campione su un totale di 90 pazienti di un ospedale vicino all'impianto di Fukushima sono risultate contaminate e saranno sottoposte a un processo di decontaminazione, ma non hanno (ovviamente, date le dosi in gioco) subito alcun effetto sulla propria salute. Il primo ministro giapponese segnala poi, sempre a NHK world TV che "the explosion was triggered when a combination of hydrogen and oxygen ignited." (l'esplosione è stata scatenata dall'ignizione di una combinazione di idrogeno e ossigeno): prende forma l'ipotesi della separazione dell'acqua in idrogeno e ossigeno (v. aggiornamento delle h12:25).

martedì 8 marzo 2011

Mancano radionuclidi per le scintigrafie

(C) Oltresalute.com
Segnala il forum Newclear.it che il prolungamento della chiusura per manutenzione di alcuni reattori nucleari (in particolare il reattore canadese del centro di ricerca di Chalk Riverha determinato una grave carenza delle scorte di radionuclidi per scintigrafia su scala mondiale. La notizia pare essere piuttosto vecchia, ed è confermata anche da alcune altre fonti online (Focus online ne parla in un articolo di aprile 2010), incluse fonti ufficiali, come l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).Si trova addirittura un comunicato stampa dell’EMEA (European Medicines Agencydatato ottobre 2008 che conferma l’allarme e dirama un public statement (qui una versione tradotta in italiano e rimaneggiata dall’ASL 7 toscana) per il razionamento delle scorte. L’emergenza pare insomma decisamente grave, oltrechè allegramente trascurata da media italiani e stranieri per lungo tempo. Ma le conseguenze più gravi si rilevano in questi giorni: addirittura secondo Newclear.it i pazienti in attesa di scintigrafia sarebbero stati recentemente contattati per posticipare l’esame diagnostico a causa di “motivi tecnici”. Provate un po’ a pensare se aveste un sospetto tumore da diagnosticare quanto vi farebbe piacere sapere che dovete aspettare perchè sono finite le scorte di radionuclidi.


Veniamo alle opinioni: secondo Riccardo Schiavo, autore dell’articolo su Forum Nucleare Italiano e medico, “non può esistere una Medicina Nucleare se non c’è dietro un’industria nucleare”. C’è da dire che in realtà i radionuclidi che scarseggiano potrebbero, almeno in linea teorica, essere prodotti anche da “ciclotroni di media energia” (Focus.it, citando un articolo del Journal of Nuclear Medicine ed il parere del radiochimico Prof. A. Duatti ) ed in effetti si trovano applicazioni di ciclotroni che già oggi producono radioisotopi per esempio per PET (basta cercare su google). Ciò non implica tuttavia che sia possibile produrre il Tecnezio 99 metastabile (Tc-99mche scarseggia e che oggi arriva dal decadimento beta del Molibdeno 99 (Mo-99, prodotto unicamente da fissione nucleare (Medical news). Rimane da stabilire se è tecnicamente possibile rimediare all’attuale emergenza in tempi brevi riconvertendo acceleratori di particelle da altri usi, così come propugnava Focus l’anno scorso. Ma soprattutto, resta da capire perchè, se i primi “all’erta” risalgono a quasi 4 anni fa, non se n’è mai saputo nulla prima d’ora (perlomeno per quanto concerne il grande pubblico) e non si è riusciti a prepararsi ed evitare questa emergenza.

Un paio di considerazioni personali a conclusione:

1) innanzitutto va sottolineato che anche gli acceleratori di particelle a scopo medicale producono (ovviamente) scorie nucleari di varia intensità; aumentare quindi il numero di acceleratori che producono radionuclidi per evitare di costruire centrali nucleari non limiterebbe dunque granchè la produzione di scorie. Questo per non creare false illusioni.

2) Va inoltre detto che, se è vero che non è strettamente necessario disporre di centrali elettronucleari per la produzione dei radioisotopi ad uso medicale, è pur vero che un conto è produrre tali isotopi consumando energia, un altro è averli sostanzialmente gratis come prodotto di scarto dalla produzione di energia elettrica. Consumare contro produrre...un bel vantaggio.  

giovedì 17 febbraio 2011

Kyoto Club: nel 2050 avremo il 100% di energia verde. In teoria.

Il quotidiano La Stampa pubblica oggi un articolo di resoconto del convegno annuale dell'associazione  Kyoto Club, avvenuto a quanto si legge lo scorso 16 gennaio a Roma.

Occorre premettere che l’articolo, a firma di Carlo Lavalle, è scritto in maniera molto professionale e dettagliata (a parte qualche errore, che mi auguro sia di battitura...), contrariamente a quanto succede solitamente per gli articoli a tema scientifico o tecnologico. Ci sono tuttavia alcune considerazioni di carattere tecnico che mi piacerebbe fare, soprattutto alla luce della tesi di fondo dell’articolo (che è anche la tesi di Kyoto Club): la sostenibilità di un sistema elettrico con il 100%  di fonti rinnovabili.

Questa è la tesi di molti ambientalisti, basata (come giustamente evidenzia l’articolo) su considerazioni soprattutto di tipo economico sul trend di crescita seguito finora: “La spettacolare ascesa delle fonti rinnovabili a livello mondiale rende non irrealistico il perseguimento dell'obbiettivo del 100% di copertura della domanda energetica o elettrica entro il 2050.” (riporto pari pari, compreso “obiettivo” con due “b”, in quanto citazione).

Ok, certo è positivo sapere che l’economia risponde bene e che, tracciando una linea che parte dalla situazione attuale, si arriva al 2050 con il 100% di rinnovabili. Ma questo è solo un calcolo teorico, che prescinde da qualsiasi difficoltà tecnica. È come se decidessimo di imporre a tutti di viaggiare solo più a piedi facendo il calcolo che per andare ad esempio da Torino a Roma, moltiplicando una velocità media di 4 Km/h per 8 ore di cammino al giorno, sarebbero sufficienti appena 20 giorni per arrivare a destinazione. La realtà è ben diversa dai calcoli teorici: e se fa freddo? O caldo? Se piove? E le persone anziane e/o che hanno difficoltà a camminare? E le provviste (cibo e acqua) per i 20 giorni?

Focalizziamoci sul mix energetico proposto da Kyoto Club: “[...] gli impianti solari (40-45%), le importazioni di elettricità verde (25%) e la produzione di impianti eolici, idroelettrici, geotermici e da biomassa (30%).

Delle fonti elencate, le uniche veramente affidabili (a essere generosi) sono le ultime tre, che insieme fanno meno del 30%, perché occorre escludere la quota di eolico. Un po’ pochino.

 Il 40-45% di solare presenta poi i soliti problemi di disponibilità della fonte: di notte non produce, quando il sole è basso sull’orizzonte (d’inverno è la norma) produce poco-niente, quando piove o fa brutto idem, ecc.
Non è tanto una questione di energia totale prodotta (basta mettere più pannelli e sovraprodurre quando la fonte è disponibile), quanto un problema di stoccaggio dell’energia stessa, per usarla poi quando serve. 

Ad oggi infatti, le soluzioni disponibili (dalla produzione di  idrogeno allo stoccaggio in semplici batterie) risultano estremamente costose, facilmente deteriorabili col tempo (si pensi alla durata delle batterie o ai problemi di contenimento dell’idrogeno) e soprattutto inquinanti (pensate cosa vuol dire smaltire continuamente milioni di batterie che perdono capacità per usura...). Insomma, avere quasi la metà della capacità produttiva così ballerina e inaffidabile sarebbe veramente un grosso passo indietro per un paese moderno ed efficiente.

Quanto al 25% di importazioni, mi scappa da ridere. Ma come? Facciamo una malattia della dipendenza energetica italiana dall’estero, oggi al 14% (fonte: TERNA ) e auspichiamo un futuro in cui importiamo un quarto del fabbisogno dall’estero? Ridicolo.

Ed ecco la considerazione finale: con la tecnologia di oggi, sfortunatamente non è credibile pensare ad un paese con il 100% di fonti rinnovabili, con buona pace di Kyoto Club e di tutti i calcoli teorici di questo mondo. Personalmente, credo che difficilmente nel 2050 avremo a disposizione metodi fantascientifici per accumulare l’energia, e che anche allora il 100% di green energy resterà un miraggio. Staremo a vedere.

mercoledì 16 febbraio 2011

Il minestrone quotidiano

Il Fatto Quotidiano pubblica oggi un articolo dai toni polemici su una presunta “anomalia gravissima” riscontrata da EDF (Electricité de France) sul noto reattore EPR. Il Fatto, dopo una (ridicola!) descrizione del problema, spara a zero sull’energia nucleare approfittando del parere della nota associazione d’oltralpe “Sortir du nuclèaire”, parere che potete ben immaginare.

Comincio a essere stufo di gente che non capisce (forse perchè non vuole capire ed approfondire...) ma pontifica con ironia pungente per tirare acqua al suo mulino approfittando della buona fede di chi li segue. Esaminiamo nel dettaglio la faccenda.

In un comunicato stampa dell’ASN (Autorité de Sûreté Nucléaire, in lingua francese) si legge che (traduco al volo) “il 1 febbraio 2011, EDF ha comunicato all’autorità per la sicurezza nucleare un’anomalia generica nella ripartizione dei tassi di iniezione di sicurezza ad alta pressione nei rami freddi del circuito primario principale dei reattori da 900 MW”. In particolare, si legge che in caso di intervento del RIS (il circuito di raffreddamento di emergenza) la pressione del circuito primario del reattore è misurata separatamente in ciascuno dei tre rami del circuito stesso, per mezzo di altrettanti misuratori di pressione. Tali misuratori devono regolare l’iniezione di acqua nel circuito, mantenendo uguali le pressioni dei tre rami, in modo che il nocciolo del reattore sia refrigerato in modo omogeneo e costante. Di conseguenza, il rapporto di sicurezza che certifica l’adeguatezza dei reattori EPR richiede per gli stessi sensori (presumo semplici manometri) una tolleranza massima del 6%, ed è proprio qui che sta l’inghippo: EDF ha rilevato che gli strumenti in uso per la misura della pressione in quel frangente hanno una tolleranza attorno al 20%, totalmente fuori da quanto richiesto dal rapporto di sicurezza.

Conseguenze? Secondo il Fatto (e secondo SdN) catastrofiche.

Ragioniamo un secondo: stiamo parlando di un incidente gravissimo (tipo Three Mile Island, tanto per capirci) e di conseguenza rarissimo, estremizzato in condizioni limite come capita quando si fa un’analisi di rischio, necessariamente teorica. Se la situazione precipita ed occorre chiamare in causa il sistema di emergenza RIS, la tolleranza troppo larga dei manometri potrebbe  portare a non rilevare eventuali iniezioni di acqua di raffreddamento di emergenza, effettuate per errore in modo asimmetrico. Queste potrebbero portare a un raffreddamento asimmetrico (nel caso peggiore: insufficiente) del nocciolo del reattore, con conseguente possibile fusione del nocciolo, parziale o completa. Il materiale radioattivo probabilmente colerebbe nelle apposite vasche di contenimento, evitando contaminazioni sensibili dell’ambiente grazie al doppio contenitore di cemento armato e acciaio, ma potrebbe esserci qualche rilascio di radioattività, come fu per Three Mile Island, pur senza conseguenze accertate.

Facciamo un paragone automobilistico per capire meglio: è come se un costruttore d'auto scoprisse che, in caso di incidente gravissimo con ribaltamento del veicolo ad alta velocità (molto raro), il sistema elettromeccanico di blocco carburante, pur spegnendo il motore, non garantisce al 100% la tenuta degli iniettori di carburante del motore.  Questi quindi potrebbero perdere gocce di carburante (ma anche no...), le gocce potrebbero colare sul motore caldo e, se questo è molto caldo, potrebbero incendiarsi. L'incendio di poche gocce non dovrebbe comportare problemi, ma potrebbe in linea teorica provocare un incendio della vettura, con conseguenti lesioni al conducente se questo non si è allontanato nel frattempo.

La soluzione proposta dalla versione automobilistica di “Sortir du Nucleaire”, oltre che dagli zelanti giornalisti del Fatto quale sarebbe? "Smettiamo di produrre autoveicoli!” Neanche di quella marca/modello, no tutti! Grandioso.

Curiosamente, la soluzione adottata da EDF è invece la stessa individuata dai costruttori d’auto di tutto il mondo quando individuano criticità di una certa rilevanza: una cosiddetta “campagna di richiamo”, nella quale il costruttore individua tutti i veicoli interessati dal problema e li ripara a proprie spese. Così sta facendo EDF, responsabile del problema, che sta “realizzando un tipo di strumentazione a ultrasuoni che permette di misurare in maniera più precisa i tassi di iniezione del RIS ad alta pressione” (fonte: comunicato ASN).

Chiudo con un piccolo inciso: se gli amici del Fatto quotidiano avessero cercato almeno un po'  di capire la questione, avrebbero potuto evitare di tirare in ballo faccende come:

1) “Numerose le centrali interessate, tra cui quella di Tricastin, già nota alle cronache italiane: nel sito a 160 chilometri dal nostro confine c’è stato nell’estate del 2008 un incidente che ha causato l’inquinamento di alcuni corsi d’acqua nella zona di Avignone”. Questa è bella: Tricastin aveva avuto un problema di rilascio di uranio naturale da una tanica di contenimento, che non c’entra nulla con il reattore e si trova pure all’esterno (fonte: Wikipedia). 

E' un po' come dire: “vedi che i display a cristalli liquidi dei PC si rompono facilmente? Due anni fa al mio si è anche rotto il disco...”. E che c’entra?

2) “I 34 generatori di vapore dei reattori nucleari difettosi sono ora al centro di un completo programma di riparazione e sostituzione”. I generatori di vapore non c’entrano un tubo (è il caso di dirlo) con l’anomalia riscontrata e non sono in riparazione per quello. Si tratta di ordinaria manutenzione limitata alla sola Tricastin per avvallare altri 10 anni di funzionamento. E la preoccupazione per l’età delle centrali deriva da una confusione proprio con la notizia riguardante l’invecchiamento dei generatori di vapore e la loro estensione di vita, una mera questione burocratica.

Insomma: che disastro! Ma verificare le notizie alla fonte è davvero così difficile? O è solo più comodo spargere zizzania sul nucleare approfittando del fatto che la notizia vera non la sa (quasi) nessuno?

lunedì 14 febbraio 2011

L’ironia degli stolti

Leggo con divertito sarcasmo la risposta della sempreverde Greenpeace alla “massiccia campagna a sostegno del ritorno al nucleare” portata avanti dal Forum Nucleare Italiano. Stando a Repubblica , l’associazione ambientalista considera l’iniziativa “Una campagna [...] scorretta sia nella forma che nei contenuti”. Le motivazioni, sempre stando all’intervista che Repubblica ha fatto a Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, sono sostanzialmente due: innanzitutto si dice che “L'azionista di maggioranza del Forum [...] è l'Enel, i soldi utilizzati per promuovere il ritorno dell'atomo sono quindi in gran parte soldi pubblici”. La seconda argomentazione entra nel merito degli spot (qui la versione estesa, insieme a una serie di risposte inclusa quella di Greenpeace) dicendo che sono “mistificatori perché con un tono apparentemente equidistante spacciano delle opinioni per informazioni”. In conclusione, dice sempre Repubblica, anche Greenpeace ha realizzato uno spot  che con ironia risponde alle argomentazioni dello spot di Forum Nucleare Italiano.

Bravi, ci piacete così: saldi nella vostra ignoranza. Anche io avevo trovato un po’ discutibile il tema della partita a scacchi in cui una persona gioca contro sé stessa a colpi di affermazioni buttate lì, creando forse un po’ di confusione. Credo però anche che in uno spot televisivo, davvero meglio di questo non si potesse fare...provate un po’ a cercare di essere imparziali, attirare l’attenzione e fare pubblicità costruttiva verso una posizione personale sul tema, il tutto in soli 45 secondi! Ma ai nostri amici arcobalenici non basta. Nossignori: tutto ciò che si dice sul tema deve essere in linea con la loro visione clorofilliana della realtà, altrimenti siamo tutti dei mistificatori al soldo dei cattivi padroni, pagati da Enel per rovinare il nostro bel pianeta a colpi di spot televisivi.

Vediamo ora di contarla giusta su alcuni punti:

1) Il presidente di Forum nucleare italiano, Chicco Testa (qui un’intervista), responsabile dell’iniziativa, è addirittura un ambientalista! Probabilmente c'è chi lo definirebbe "ex" ambientalista, visto che ha tradito la fede nel Nucleare Malvagio.

2) A testimonianza dell’imparzialità del forum, è facile notare che molte opinioni espresse sul forum stesso appartengono ad ambientalisti e pontificano apertamente contro l’energia nucleare. A rendere le accuse di imparzialità ancor più ridicole, lo stesso Onufrio ha rilasciato un’intervista sul Forum! Forse ha ragione: se danno spazio anche a lui, devono proprio essere faziosi...

3) Leggo testualmente dallo statuto del forum: “L'Associazione è costituita come ente culturale, formativo, a carattere non lucrativo, estraneo a qualsiasi partito e movimento politico e religioso.” Cioè: si tratta di una ONLUS, non di una società a fini di lucro. E infatti si legge più avanti che “I Soci Fondatori sono ENEL S.p.A. ed E.D.F. International S.A.”. I soci fondatori di una ONLUS sono  cosa ben diversa dai soci di maggioranza di una società per azioni! Qual è la differenza? Che qui il gioco che "chi paga di più comanda" non funziona...

4) per una volta tralascio le questioni tecniche della risposta ambientalista (scorie, costi, terrorismo, approvvigionamento di uranio) per ragioni di spazio; spero di poter cogliere l’occasione per parlarne diffusamente in un altro post.

5) ultima, ma non per importanza, la perla finale: “studi anche di provenienza istituzionale e industriale intravedono la possibilità di un futuro non troppo remoto con le energie verdi in grado di soddisfare il 100% dei consumi”. Mi scappa da ridere, (quali studi? A quali condizioni? Che cosa vuol dire “futuro non troppo remoto”?)  ma la questione è troppo lunga per esporla in due righe. Mi limito a rimandarvi al post precedente (“Il Nirvana dei pannelli solari”) e augurarmi che un giorno l’energia pulita sia davvero disponibile. Purtroppo, quel giorno è ancora molto lontano.