lunedì 26 novembre 2012

Il mondo dei Fessen(heim)


Qualche giorno fa, tra una manifestazione e l’altra dei verdi contro il carbone ho scovato un articolo dal titolo “Non dimentichiamo Fukushima!” sul sempreverde Fatto Quotidiano.

Piccolo inciso sui verdi e il carbone: apparentemente, dopo aver eliminato il nucleare dall’Italia, i nostri prodi disinteressati difensori del verde pubblico si occupano ora di diffamare un po’ il carbone, altra fonte di guadagno per gente diversa da loro stessi. Interessante a tal proposito il commento che ho letto per caso su un blog: a forza di squalificare tutte le fonti energetiche convenienti, ció che non lo é [le fonti rinnovabili, secondo l'autore del commento] lo diventerá. Staremo a vedere come va a finire.

Tornando a Fukushima, l’articolo é un fulgido esempio di esaltazione di idee demagogiche, con scarso fondamento nei fatti. Riporto di seguito alcune citazioni e il relativo commento:
Per molti giapponesi la vita ha cambiato aspetto e significato dall’11 marzo 2011, ma non tanto e solo per i fenomeni sismici catastrofici e gli effetti inimmaginabili dello tsunami, quanto per i traumi assai più diffusi dovuti alla percezione del pericolo nucleare.
Ah beh, certamente. Cosa sono bazzeccole tipo 17000 morti e altrettanti feriti, intere cittá spazzate via dalla furia delle acque o chilometri di costa trasformati in un pantano di macerie? Un po’ di servizi dei media locali su potenziali ed aleatori rischi connessi alle radiazioni emesse da Fukushima ed é tutto dimenticato!
Come nel caso dell’ormai antica tragedia di Hiroshima, l’incontrollabile estensione nello spazio e nel tempo delle radiazioni ha sovrastato l’immediata constatazione della distruzione di case, strutture, opere.
Aspettavo da un po’ il paragone tra un incidente industriale accaduto a causa di una calamitá naturale e un bombardamento in tempo di guerra. Se Fukushima é simile a Hiroshima, allora cos’é Bhopal? Il Vietnam?
Nel post odierno voglio riportare la testimonianza originale inviata da Yukari Saito, una donna giapponese che da tempo cerca di far breccia nell’opinione pubblica mondiale,  tenuta all’oscuro dalle autorità del suo paese.
Eccola qui, la testimone di turno senza macchia e senza paura! Con una rapida googlata, si scopre che Yukari Saito é nativa di Kyoto ed era lá al momento degli eventi, ben lontana dalla zona colpita dal terremoto e tsunami del Marzo 2011. Naturalmente, oltre a essere una “prestigiosa giornalista e saggista giapponese” (secondo questa fonte) é anche una attivista dei diritti umani e antinuclearista. Mi sfugge come una prestigiosa giornalista e saggista possa essere “tenuta all’oscuro dalle autoritá del suo paese” (talmente all’oscuro che é famosa persino a 10000 km di distanza), ma non importa: la frase ha un tale sapore complottista che svolge benissimo la sua funzione.  Interessante il fatto che, sempre secondo l’ultima fonte citata, attualmente Yukari vive in Italia: probabilmente solo in questo curioso paese riesce a trovare pieno appoggio per le sue battaglie contro i mulini a vento. Sará, ma io resto freddo all’idea di fidarmi del parere di una giornalista antinuclearista che vive in Italia e ha sentito dei fatti dalla TV.

Ecco un chiaro esempio del potere assurdo dei mezzi di comunicazione: in quel giorno maledetto, decine di migliaia di persone sono morte. Altre migliaia hanno perso la loro casa, i loro cari,  i loro beni, tutto ció che avevano. Decine di fabbriche, raffinerie, stazioni di servizio, centri di stoccaggio e fabbriche di vernici, travolte dalla furia delle onde, hanno riversato nell’aria, nell’acqua e sul suolo tonnellate di materiali tossici, respirati, bevuti e mangiati da tutti subito e nei prossimi anni. Nessuna traccia di ció nella copertura mediatica mondiale, solo migliaia di scribacchini e imbrattacarte con gli occhi puntati su una sola fra le tante fonti di inquinamento tossico: la centrale di Fukushima. E via a parlare per anni di terrore nucleare, di incubo nucleare, di apocalisse.

Il risultato ha dell’incredibile: come previsto, i milioni di individui in tutto il mondo che hanno vissuto la catastrofe sui media ricordano oggi praticamente solo l’incidente di Fukushima. Ma, peggio ancora, persino una parte consistente della gente che ha subíto la tragedia, bombardata dai media, si trova oggi sovrapreoccupata per le radiazioni di Fukushima. Non una parola sul resto.
 Ed ecco, ancora una volta, le naturali conseguenze di questa distorsione della realtá: la gente comune ritiene che l’energia nucleare sia una delle cose piú pericolose che esistono, ne é spaventata a morte, sempre piú a ogni incidente anche se nei fatti le sue conseguenze sono limitatissime o nulle. Ed ecco che fioriscono comitati antinucleari, reti per l’uscita dal nucleare, referendari, attivisti e via dicendo, organizzazioni nelle quali i vari aizzapopolo trovano facile portare avanti i loro interessi nel nome dell’ambiente o di chissá qule altro ideale di comodo.

Un esempio é direttamente nell’articolo del Fatto:
 “La rete antinucleare europea, che si è costituita a Firenze il 9 novembre, ha inviato un messaggio alla piazza di Tokyo e ha deciso per il 9 marzo una manifestazione davanti al reattore francese di  Fussenheim, alla quale parteciperà anche una delegazione giapponese.
Credo si riferisca alla centrale nucleare di Fessenheim in Alsazia, vittima di un incendio recentemente e da sempre nel mirino dei fanatici ambientalisti perché piuttosto vetusta. Tra la saggista giapponese e il giornalista italiano, non so davvero chi é piú Fessenheim.

giovedì 25 ottobre 2012

OT: Inquisizione Aquilana


Il dubbio è una caratteristica della scienza.” (Societá Italiana di Fisica)

Nei giorni scorsi, si é conclusa la prima parte del processo a carico di sette membri autorevoli dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) di Roma. Il processo, per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose (La Stampa), riguarda le informazioni e dichiarazioni pubbliche fornite dagli stessi a fine Marzo 2009, quando la commissione grandi rischi fu chiamata ad analizzare la situazione dello sciame sismico in atto all’epoca in alcune parti dell’Abruzzo. Il giudice Marco Billi deve ancora fornire una spiegazione dettagliata della sentenza, tuttavia a quanto si legge i sette sono stati condannati a 6 anni di carcere, 7,8 milioni di Euro di risarcimento (piú le spese giudiziarie) e interdizione permanente da incarichi pubblici per aver (traduzione mia da BBC news) fornito informazioni inaccurate, incomplete e contraddittorie riguardo al pericolo associato allo sciame sismico che precedette il terremoto del 6 aprile 2009 (provided "inaccurate, incomplete and contradictory" information about the danger of the tremors felt ahead of 6 April 2009 quake).

In questo clima giá poco rassicurante intervengono i nostri prodi imbrattatori di carta da giornale del Fatto Quotidiano, spiegando in questo mirabolante articolo che “La scienza non c’entra”, i sismologi sono stati “condannati dalla politica”. Ottimo esempio di mistificazione della realtá ad uso politico: se infatti é vero che il capo d’accusa non é l’incapacitá di prevedere un terremoto (un nonsenso assoluto), esso non é peró nemmeno (come tentano di sostenere al Fatto) l’aver tranquillizzato la popolazione dando loro sicurezze che non esistevano. Casomai venisse il dubbio (a me é venuto), ecco qui uno degli articoli facente data 31marzo 2009 e riportante le dichiarazioni dei nostri scienziati.
© INGV - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Ma quindi che cosa é successo? Vale la pena riassumerlo perché, é il caso di sottolinearlo, questa é l’Italia.
Dato il perdurare dello sciame sismico in Abruzzo (zone de L’Aquila e Sulmona in particolare), la popolazione comincia ad innervosirsi. Le autoritá, sindaco Massimiliano Cialente in primis, chiedono aiuto agli esperti che si riuniscono nella Commissione Grandi Rischi (CGR) per valutare se questo sciame rappresenti una minaccia per la popolazione in quanto precursore di una scossa piú forte, oppure no. Il parere degli scienziati é ovviamente negativo, ed essi producono un verbale tecnico di solo due pagine che evidenzia come non esiste una correlazione fisica tra lo sciame sismico in atto e la probabilitá di una scossa distruttiva (qui un bel commento dell’epoca alla faccenda da parte di Marco Cattaneo su Le Scienze, con link a parte della documentazione tecnica). La  CGR trasmette il risultato alle autoritá che si preparano ad agire di conseguenza, rassicurando la popolazione innervosita.

Fin qui, siamo quasi in un paese serio, ma il bello viene dopo:  nel frattempo spunta un tal Giampaolo Giuliani, astrofisico in visita al Gran Sasso, che si mette a sostenere pubblicamente di essere in grado di prevedere i terremoti rilevando i rilasci di Radon. Si tratta di un metodo promettente che la scienza ha giá analizzato, ma purtroppo scartato in quanto non affidabile; sulla base di tale metodo, Giuliani prevede un grosso terremoto nell’area di Sulmona  per il pomeriggio del 29 marzo (fonte: wikipedia, ma ci ricordiamo tutti) che poi non si verifica; per questa ragione egli riceve un avviso di garanzia per procurato allarme. Lo sciame sismico continua, la popolazione é sempre piú nervosa ma cerca di tranquillizzarsi, visto l’esito delle indagini da parte della commissione. Le autoritá, vista la pressione del caso Giuliani e le rassicurazioni dei sismologi, ostentano sicurezza. Pochi giorni piú tardi il 6 aprile arriva la scossa di Magnitudo locale 5.9 a L’Aquila, che provoca centinaia di morti e feriti, crolli e devastazione.

Ora che abbiamo ricontestualizzato l’evento, facciamo alcune considerazioni. Cominciamo dai sismologi: leggendo l’articolo sopra, mi pare evidente la loro posizione. Essi sostengono che “quella in atto nell’Aquilano é una frequenza sismica che non ha nulla di preoccupante”, fatto vero, visto che non esiste una correlazione nota tra lo sciame sismico e il terremoto successivo. A tutti gli effetti, é come se lo sciame non esistesse, ai fini del rischio sismico della zona.  Ancora piú inportante, essi sostengono che “non si conosce l’origine dello sciame, né é verosimile poterne stabilire la durata, tantomeno prevedere l’arrivo di scosse distruttive”. Oggi sappiamo che la scossa forte ci fu, ma in tanti altri casi analoghi precedenti non fu cosí (e viceversa), quindi che altro potevano dire i nostri sette geologi?

Ma, come evidenziato in piú punti, la sentenza non riguarda l’impossibilitá di prevedere i terremoti. Benissimo, e allora perché questi sette sismologi sono stati puniti cosí duramente? Per aver rassicurato la popolazione e in tal modo peggiorato il bilancio di vittime. Questa é la giustizia italiana, sibillina e dal sapore spiccatamente inquisitorio. Avete capito, cari e dotti scienziati? Le vostre parole, specie se decontestualizzate, potrebbero in qualche modo essere interpretate come una qualche forma di rassicurazione. Naturalmente, giornali e telegiornali riporteranno immediatamente, con la scusa di “semplificare” la scienza, la vostra affermazione rassicurante con un piú intuitivo “non ci sará nessun terremoto” (tanto é lo stesso, no?). Ancora peggio, visto che il terremoto poi c’é stato, voi sarete i responsabili per aver sbagliato a rassicurare la popolazione. La gente allora applaudirá alla sentenza contro di voi, Giuliani sará trasformato inspiegabilmente in eroe nazionale (basta vedere come La Stampa lo definisce “l’esperto che con le sue ricerche sul radon aveva studiato la serie di scosse a l’Aquila dando l’allarme prima della tragedia”) e tutte le sue previsioni errate e allarmistiche saranno dimenticate (ricordiamoci che aveva previsto un terremoto a Sulmona...e se l’avessero evacuata trasferendo gli abitanti per esempio nel capoluogo, L’Aquila?). Non solo, ma voi verrete imprigionati, condannati a pagare cifre improponibili e interdetti dal pubblico ufficio come perfetti inetti. Questa é l’Italia, affari vostri se cercate di fare gli scienziati qui.

Come nota conclusiva, vorrei evidenziare come tutto ció ha un’ulteriore ripercussione: dato che, come detto, lo sciame sismico é irrilevante ai fini della previsione del terremoto (e questa é scienza!), ne consegue che il terremoto é arrivato perché la zona é soggetta. Ecco allora il vero colpevole del disastro, che non a caso rimane insabbiato da questa condanna assurda: in una zona sismica, le costruzioni devono essere a norma sismica. Detto cosí é semplice (la situazione normativa é molto piú complessa, come si vede bene da questo documento INGV), ma la sostanza sta lí, non nelle parole interpretabili e sibilline degli esperti. Ora che la gente ha un capro espiatorio, staremo a vedere se qualcuno si ricorderá ancora di questo aspetto, l’unico rilevante. Il dito e la Luna, ancora una volta. Questa é l’Italia.

lunedì 15 ottobre 2012

Flash News assortite


Da piú di un mese, il tempo scarsissimo non mi consente di seguire degnamente le panzane che leggo sull’energia nucleare. Mi limito pertanto a un breve elenco delle migliori, in ordine sparso.

1. Il Fatto Quotidiano pubblicava un po’ di tempo fa uno dei soliti articoli deliranti ed auto-sbufalantisi sull’energia nucleare in Giappone. L’articolo é firmato da Andrea Bertaglio ed il titolo é giá un programma: “Il giappone rinuncerá al nucleare. Ma le scorie saranno seppellite”. Ma figuriamoci! Notevole anche la parte che dice “Il problema delle scorie radioattive è il peggior grattacapo per le nazioni nuclearizzate.” Ma neanche per sogno, a meno che problemi quali la crisi economica mondiale, le guerre e le conteste territoriali, le rivolte in medio oriente, il terrorismo ecc passino in secondo piano rispetto alla scelta di dove mettere quattro fusti ben chiusi di robaccia altamente radioattiva. Lo stesso Giappone ha in questo momento da gestire un contenzioso con la Cina su alcune isole ed i postumi del gigantesco terremoto e tsunami dell’anno scorso. Altro che peggior grattacapo.

2. Simpatica figuraccia dei solerti attivisti di Legambiente in questo articolo di La Stampa datato 21 Agosto. A forza di sparare accuse infondate, prima o poi qualcuno ha modo di provare che non é vero e far fare la figura del cioccolataio (o peggio...) a certi fanatici. Ben fatto.

3. A distanza di piú di un anno la radioattivitá nelle zone contaminate é fortunatamente scesa a livelli da fondo naturale a Tokio e a livelli paragonabili con il fondo naturale italiano (mediamente piú alto di quello giapponese) addirittura nella zona di esclusione di 20 km attorno alla centrale di Fukushima Dai-ichi. I reattori sono in arresto a freddo giá da Dicembre 2011 e a quanto pare si comincia ad autorizzare il ritorno alle proprie case per gli abitanti dell’area contaminata. Bene, era ora.

4. Il mitico Fatto Quotidiano, fucina di svariate panzane dall'aspetto vagamente scientifico, pubblica un bell’articolo su un’esperienza di produzione di energia tramite fotovoltaico. In sostanza, tra le varie contraddizioni, emerge che la protagonista dell’esperienza ha investito i suoi soldi in una cooperativa di produzione tramite fotovoltaico, con l’obiettivo di distribuire l’energia prodotta tra i soci. Non solo questo non é stato fatto (pare non sia possibile, a meno di avere un minimo di 6000 utenze da alimentare, fonte lo stesso articolo), ma non si sa nemmeno cosa stia succedendo all’energia prodotta; sta di fatto che l’autrice e i suoi soci sperano di “ammortizzare velocemente [la cifra investita]con nuove adesioni”. Che stupido, pensavo volessero sfruttare l’impianto e vendere energia...ah, giá non possono.

5. Altro articolo assurdo dal solerte Fatto, firmato Ugo Bardi, che si prodiga di dirci prima di tutto che forse ce la possiamo fare a sopravvivere a non si capisce quale immane catastrofe energetico-ambientale imminente (grazie, lo davo per scontato). Poi ci dice che peró per farlo con le fonti rinnovabili (scusate, “l’energia giusta”) dovremo fare dei grossi sacrifici. Grazie, Professor Bardi, io continuo a volerci mettere un po’ di nucleare in mezzo e lasciare a Lei i sacrifici, se proprio ci tiene a farli. La chiosa si perde in strambe affermazioni sulla tortura dei cani come metafora della nostra situazione...francamente lascerei perdere ogni commento ulteriore.

6. Notevolissimo esempio di sparate ad uso e consumo mediatico: la decisione del governo giapponese, chiamato a scegliere tra tre possibili opzioni per il prosieguo dell’attivitá nucleare nel dopo Fukushima il 14 settembre scorso, ha scelto a sorpresa di uscire completamente dal nucleare, portandosi a zero nei prossimi anni. La scelta é durata ben quattro giorni. Tanto per sottolineare, é poi del 1 Ottobre la decisione di riprendere la costruzione del reattore di Ohma, prefettura di Aomori. Il populismo ha le gambe corte, ma raramente cosí piacevolmente corte.

7. É di pochi giorni fa la notizia che é giunta l’autorizzazione del governo italiano per lo smantellamento e la resa “a prato verde” del sito di Trino Vercellese.  Il costo totale dovrebbe essere di circa 234 milioni di Euro, generando 214000 tonnellate di rifiuti delle quali solo 2000 radiologicamente rilevanti (WNN). Peccato, l’avessero trasformata in un museo dell’energia nucleare italiana forse molta gente, visitandolo, avrebbe potuto rendersi conto di quali meraviglie tecnologiche eravamo in grado di fare. Almeno dovremmo avere tra un po' di anni (la data per ora é il 2024) il primo caso italiano di decommissioning, mettendo a tacere i soliti qualunquisti che affermano che non é mai stato fatto prima.

mercoledì 5 settembre 2012

Incidente a Fessenheim, due feriti lievi

Wnn e altre fonti riportano la notizia di un incidente nella centrale nucleare di Fessenheim, in Alsazia (Francia). Dalle ricostruzioni sembra che due operatori siano stati ustionati da vapore bollente che si è sprigionato da una vasca di acqua ossigenata, ustionando le mani dei due malcapitati. Ignoro perché tutte le fonti che ho trovato parlano di perossido di idrogeno che ha reagito con l'acqua ossigenata scatenando la nube, visto che il perossido di idrogeno mi risulta essere proprio acqua ossigenata....mah.

sabato 1 settembre 2012

Il Giappone decide sull’energia nucleare


La Stampa pubblica oggi un articolo intitolato “Il Giappone verso l’addio al nucleare”.  

A parte i toni dell’articolo, leggendolo nel dettaglio il titolo si sbufala da solo: secondo La Stampa, domani il governo giapponese dovrá decidere quale percentuale di contributo da nucleare utilizzare; certo, 0% é una percentuale, ma sinceramente la vedo difficile. Quello che mi interessa sottolineare in particolare é il fatto che, qualunque sia la quota nucleare decisa dal governo nipponico, questa sará con ogni probabilitá parecchio piú bassa di quella che ha avuto fino al 2011. Si parla infatti di un 20-25% al massimo, che potrebbe peró essere anche un 15% o meno, a tendere (fonte: l’articolo citato).

Mi rendo conto che il Giappone, per ragioni prettamente geografiche, si trova in seria difficoltá nell’utilizzo sia di fonti fossili che di fonti rinnovabili: a quanto mi risulta non ha grandi risorse naturali di gas o petrolio, che deve importare via nave, non ha in generale molta insolazione e viene frequentemente spazzata da uragani che precludono o sconsigliano l’uso massiccio delle pale eoliche; tuttavia puntare cosí tanto sulla fonte nucleare, presumo per ragioni di costi e facilitá di importazione delle piccole quantitá di combustibile necessarie per l’esercizio dei reattori, presenta grossi problemi in caso di gigantesche calamitá naturali (piuttosto frequenti nell’arcipelago nipponico), come si é ampiamente visto nel 2011.

Vedremo che decisione prenderá l’esecutivo.

Aggiornamento 2012-09-02
Colto da curiositá, sono appena andato a spulciare le news giapponesi alla ricerca della fatidica decisione. Non ho trovato novitá; in compenso ho trovato la versione giapponese dell'articolo di La Stampa (Kyodo news) che chiarisce tutto: oggi (domenica 2 agosto) il governo giapponese si riuniva per "studiare la politica energetica nucleare della nazione, incluse le probabili sfide nel caso in cui la nazione decida di ridurre a zero il proprio affidamento all'energia nucleare" (Traduzione mia di "study the country's nuclear energy policy, including likely challenges in the event that the country's reliance on nuclear power is reduced to zero"). In altre parole, una riunione tecnica per capire cosa succederebbe se una nazione con le caratteristiche sopra citate decidesse di cambiare radicalmente la propria principale fonte di approvvigionamento energetico.
Non dev'essere stata una buona giornata per il premier Noda; in ogni caso i nostri amici di La Stampa hanno come al solito travisato il significato della notizia: oggi non si é deciso nulla, solo esaminate le possibili conseguenze di una delle possibili scelte. Ecco perché non ho trovato riscontri sui risultati.
Mi aspetto come al solito che la cosa venga ignorata e, alla prossima riunione, ci venga propinata una fotocopia dell'articolo sopra citato. Solito giornalismo.