giovedì 20 dicembre 2012

Fukushame, la vergogna dá spettacolo


Qualche mese fa, apprendevo dal Fatto quotidiano dell’uscita in Italia di un documentario dal titolo emblematico. Fukushame (qui il link alla pagina ufficiale), insieme al gemello Enter Fukushima, vanta di raccontare le “vergogne giapponesi” legate all’incidente nucleare omonimo. Vergogne, dice il Fatto, quali  “Limiti di esposizione alle radiazioni alzati di 20 volte per risarcire meno famiglie, fusioni del nocciolo taciute, migliaia di animali abbandonati e costretti a morire di fame e stenti”.

A detta degli stessi autori, Enter Fukushima é un “docu-movie adrenalinico di 18 minuti che riassume il percorso nella zona proibita nelle sue tappe fondamentali, con qualche concessione alla fiction cinematografica.Qualche concessione alla fiction cinematografica? In altre parole prendete Quark, togliete ció che non é spettacolare (e non fa propaganda per le opinioni dei registi) e sostituitelo con un po’ di finzione cinematografica tanto per trasformare la realtá in un’immagine coerente con le proprie idee. Strepitoso.

Ma dopo arriva Fukushame, che é invece un “documentario” (niente film stavolta) “che ripropone quanto visto in "Enter Fukushima" ma approfondendo le tematiche più dolorose con interviste a personaggi noti, persone comuni e personaggi del luogo, con aggiunte delle riflessioni dello stesso autore”. Naturalmente, essendo l’autore assolutamente imparziale (tanto che non manca di aggiungere la sua partecipazione alla manifestazione antinuclearista a Tokio del 19 settembre 2011), ha avuto cura di scegliere bene le persone intervistate perché tirassero acqua al suo mulino. Nel film troviamo il parere di grandi esperti di nucleare quali “Seiichi Nakate, esponente del Network "Save the children from radiations"” e “Maya Murofushi,animalista e famosa top model”. La conclusione non puó allora che essere “Ci si interroga sui perché di scelte sbagliate ed imposte ad un popolo ormai disilluso.

Tra i miei tanti difetti, c’é quello di non credere alle immagini ma ai fatti. La realtá infatti é spietatamente sincera e cruda, mentre la maggior parte della gente sembra pensare di poterla piegare alle proprie opinioni o ridurre a una questione di punti di vista. Ecco perché non mi piacciono i filmati costruiti per vendere opinioni.

Allora non posso proprio fare a meno di notare che l’immagine drammatica del contatore geiger appoggiato sull’erba mostra in quel punto un valore di 4,95 (c’é anche nel trailer, tenuto in mano da un signore in tuta e segna lo stesso valore). 4,95...che cosa? Si tratta di un geiger della Terra-P molto semplice che, con una rapida googlata, fornisce quasi sicuramente una stima della dose media in mSv/h.
4,95 microSievert/ora dunque, che come sappiamo sono circa 43 mSv/anno, coerenti con il 48 mSv/y medio registrato a Chernobyl. Sí, ma quanto é pericoloso quel livello di radioattivitá? Secondo l’ultimo studio del MIT, dal titolo emblematico, semplicemente zero. Nessun effetto negativo, né immediato né a lungo termine, in perfetta coerenza con la sensazione di molti addetti ai lavori (medici, radioprotezionisti e ingegneri) che i meccanismi biologici di riparazione cellulare permettano, per basse dosi, di contrastare efficacemente il danno DNA cellulare.

Ma allora “l’ansia, che cresce con l’aumentare dei beep del contatore geiger, unica voce della verità in mezzo a un mare di menzogne”? Cos’é, fa parte delle concessioni alla fiction cinematografica? Allo stesso modo delle fusioni del nocciolo “taciute” (ci sono giornalisti che le davano per certe sui giornali italiani prima ancora che il nocciolo fondesse veramente!)?

Immagini e opinioni contro la realtá. L'immagine ci parla di complotti e di stermini di massa, la teoria smentisce. E i dati concordano con la teoria anziché con le opinioni, guarda un po'. E non crediate che non lo sappiano: altrimenti perché questi signori sono tanto coraggiosi da rischiare la pelle per fare un reportage all’interno della zona contaminata? Non sará che qualcuno gli ha detto che per qualche ora di esposizione non corrono rischi reali? Qualcuno come Greenpeace che poi sostiene, in barba alla coerenza, che non esiste soglia minima al danno da radiazione (la famosa teoria LNT, creata dalla tanto vituperata UNSCEAR come strumento cautelativo e abusata comunemente per diffondere previsioni catastrofistiche in barba ai fatti)?

Giá immagino come andrá a finire: sará come per le previsioni sulle conseguenze dell'incidente di Chernobyl, che secondo Greenpeace doveva comportare milioni di morti. La realtá dei fatti ha poi dimostrato che cosí non é stato. Solo che, invece di accettare la realtá, chi ha interesse a portare avanti un'immagine catastrofica del nucleare ha continuato e continua a citare quei dati, giá smentiti piú volte, salvo poi buttarsi sul complottismo e sostenere che sono i dati ufficiali ad essere taroccati!

Nella civiltá dell’immagine, ció che un'immagine bolla come pericoloso inevitabilmente lo diventa davvero agli occhi delle masse. Va bene cosí, a me basta sperare che, ogni tanto, qualcuno abbia ancora voglia di andare oltre le idee preconcette e ragionare, invece di allinearsi al gregge e ripetere luoghi comuni all’infinito. 

martedì 18 dicembre 2012

Fumus nuclearis


Il blog di Mario Agostinelli sul Fatto Quotidiano pubblicava il 10 dicembre scorso un simpatico articolo, fulgido esempio di fumus persecutionis a danno di Sogin. L’articolo é semplicemente inconsistente, una paginata di frasi campate per aria senza alcuna base che “parrebbero” suggerire chissá quale mistero diabolico dietro la gestione della Sogin, che peró non viene mai accusata direttamente di qualsivoglia violazione di legge o anche solo del buon senso. Un brano per tutti tanto per rendere l’idea:
 “Sono innumerevoli i reattori ormai al limite di longevità prevista, e di conseguenza, sono sempre maggiori le quantità di combustibile, scorie e infrastrutture da decontaminare e ritrattare in sede locale e nelle sedi convenzionate a livello internazionale. Si tratta di operazioni costosissime, che spesso non avvengono in trasparenza, che sono coperte da accordi internazionali semisegreti, da trasporti scortati dai militari, da creazione di depositi temporanei fuori norma ma comunque inaccessibili a controlli pubblici.
Accordi internazionali semisegreti? Ma sono segreti, cioé non comunicati ai non addetti ai lavori (e allora come fate voi a saperlo?) oppure sono pubblici, tanto da essere liberamente pubblicati sul Fatto Quotidiano?
Depositi temporanei inaccessibili a controlli pubblici? Ma se persino alcune trasmissioni TV li hanno visitati?
E le scorte militari? Quelle sono lí per legge, per la tutela contro eventuali assalti volti a rubare materiale fissile o scorie da parte di gente che ne vuole fare degli esplosivi.
Ah, l’inconfondibile odore della fuffa complottista!
Parliamo di un problema che riguarda l’intera filiera mondiale, ma che assume contorni di massimo allarme per il nucleare italiano. Qui riparto da un articolo apparso recentemente su questo giornale online per allargare possibilmente l’attenzione e il dibattito sul caso Sogin.
Ah, ecco allora andiamo a vedere che cosa dice l’articolo citato. E qui si ride.
La Sogin, la società di Stato incaricata di smantellare gli impianti nucleari dismessi, a 12 anni dalla sua costituzione ha realizzato circa il 12% del lavoro per il quale è stata istituita, peraltro pagato a caro prezzo dai contribuenti. Oltre alla gestione problematica a dir poco delle vecchie centrali nucleari, come gli impianti di Saluggia e Caorso, la società partecipata al 100 per cento dal ministero del Tesoro, in circa 10 anni avrebbe infatti speso la considerevole somma di quasi 1,7 miliardi di euro, a fronte di un avanzamento dei lavori di smantellamento dell’1% all’anno.
Storie di ordinaria inefficienza pubblica. Quali saranno le ragioni di questi ritardi: sará colpa della Sogin o di ritardi da parte delle istituzioni nell’autorizzare lo smantellamento, o cosa altro? Proviamo a leggere oltre.
Gran parte delle attività svolte hanno peraltro riguardato attività riconducibili alla realizzazione-ristrutturazione di alcuni depositi temporanei di rifiuti radioattivi e alla demolizione di vecchi fabbricati. L’individuazione di un’area e la successiva realizzazione del deposito nazionale definitivo dei rifiuti radioattivi sarebbero dovute avvenire qualche anno fa. “Secondo una legge del 2003 – spiega un tecnico nucleare che preferisce mantenere l’anonimato – Sogin avrebbe già dovuto completare tale deposito entro la fine del 2008 ma, ad oggi, dopo altri 4 anni, nonostante tale compito gli sia stato nuovamente assegnato, attraverso uno specifico decreto del 2010, non c’è ancora neanche una vaga idea di dove localizzarlo”.
Mi permetto di contraddirvi. Un’idea, tutt’altro che vaga (anzi, un vero e proprio progetto!) ce l’hanno dal Novembre 2003: si tratta della ridente frazione di Terzo Cavone, nel comune di Scanzano Jonico (qui il link wikipedia, scritto coi piedi ma pur sempre corretto nella data). Il problema é che la destinazione del sito é stata cancellata causa proteste enormi! E poi? Poi i vari governi non hanno piú portato avanti questo o altri siti. Allora, sará colpa della Sogin? 

Peraltro trovo divertente che gente che molto probabilmente faceva parte di chi protestava allora si diletti adesso ad accusare la Sogin di non aver trovato un sito. Evviva la coerenza.

Eviterei di proseguire con le altre accuse, fondate su vaghi proclami, lanciate sulla gestione dell’azienda. Non ci interessa, qui si affrontano le questioni tecniche.
Ed eccone una. Dopo aver parlato male della gestione del personale all’impianto di Casaccia, vicino a Roma, compare la seguente:
E pensare che a Casaccia gli incidenti nucleari non sono mancati: solo nel 2006 ne sono avvenuti ben quattro in 11 mesi, tutti, per fortuna, senza gravi conseguenze.”
Quattro incidenti in undici mesi senza gravi conseguenze non possono essere fortuna. Semmai, sono un grande successo delle misure di prevenzione e sicurezza dell’impianto, evidentemente ben progettato. Oppure, quei quattro “incidenti” erano soltanto problemi minori, tipo un tubo intasato o un filtro malmesso, eccetto naturalmente quello citato di seguito:
Il 30 settembre 2006, il più grave. “A causa del malfunzionamento dell’apparato antincendio – dichiara ancora il tecnico – una quarantina di bombole hanno scaricato anidride carbonica dentro l’impianto ‘Plutonio’ provocando un enorme aumento di pressione. Sono saltate un paio di porte metalliche di sicurezza, ma poteva andare molto peggio se uno delle decine di contenitori di materiali radioattivi avesse registrato una perdita. Si tratta di plutonio un’emissione all’esterno avrebbe fatto scattare l’emergenza anche per la popolazione circostante.
Ah certamente, ma non é successo. E pensare che se un meteorite enorme avesse colpito proprio in quel momento il centro e fosse stato composto da plutonio, poteva verificarsi un’esplosione nucleare. E se proprio in quell’istante il rettore di una scuola locale avesse deciso di portare tutte le sue classi a visitare l’impianto, tutti sarebbero stati contaminati gravemente dal plutonio! E se...

E se mia nonna avesse avuto le ruote, io sarei un autobus. Dietrologia, sport nazionale del popolo italiano.
 “Per evitare che un incidente simile si ripeta, l’impianto antincendio è stato modificato da Ansaldo Nucleare, poco dopo esclusa da tutti o quasi i lavori Sogin, sempre per motivi sconosciuti”.
“Motivi sconosciuti”? Poco prima si parla di una certa Monsud, azienda concorrente di Ansaldo ma priva di esperienza che  l’avrebbe soppiantata in molti appalti. Non sará che offriva gli stessi servizi ma, non avendo molta esperienza, a prezzi piú bassi? Il che é evidentemente indice di qualcosa di losco, secondo il Fatto, salvo poi alzare la voce e protestare perché in Italia non esiste reale concorrenza in molti settori. Che dire?

lunedì 26 novembre 2012

Il mondo dei Fessen(heim)


Qualche giorno fa, tra una manifestazione e l’altra dei verdi contro il carbone ho scovato un articolo dal titolo “Non dimentichiamo Fukushima!” sul sempreverde Fatto Quotidiano.

Piccolo inciso sui verdi e il carbone: apparentemente, dopo aver eliminato il nucleare dall’Italia, i nostri prodi disinteressati difensori del verde pubblico si occupano ora di diffamare un po’ il carbone, altra fonte di guadagno per gente diversa da loro stessi. Interessante a tal proposito il commento che ho letto per caso su un blog: a forza di squalificare tutte le fonti energetiche convenienti, ció che non lo é [le fonti rinnovabili, secondo l'autore del commento] lo diventerá. Staremo a vedere come va a finire.

Tornando a Fukushima, l’articolo é un fulgido esempio di esaltazione di idee demagogiche, con scarso fondamento nei fatti. Riporto di seguito alcune citazioni e il relativo commento:
Per molti giapponesi la vita ha cambiato aspetto e significato dall’11 marzo 2011, ma non tanto e solo per i fenomeni sismici catastrofici e gli effetti inimmaginabili dello tsunami, quanto per i traumi assai più diffusi dovuti alla percezione del pericolo nucleare.
Ah beh, certamente. Cosa sono bazzeccole tipo 17000 morti e altrettanti feriti, intere cittá spazzate via dalla furia delle acque o chilometri di costa trasformati in un pantano di macerie? Un po’ di servizi dei media locali su potenziali ed aleatori rischi connessi alle radiazioni emesse da Fukushima ed é tutto dimenticato!
Come nel caso dell’ormai antica tragedia di Hiroshima, l’incontrollabile estensione nello spazio e nel tempo delle radiazioni ha sovrastato l’immediata constatazione della distruzione di case, strutture, opere.
Aspettavo da un po’ il paragone tra un incidente industriale accaduto a causa di una calamitá naturale e un bombardamento in tempo di guerra. Se Fukushima é simile a Hiroshima, allora cos’é Bhopal? Il Vietnam?
Nel post odierno voglio riportare la testimonianza originale inviata da Yukari Saito, una donna giapponese che da tempo cerca di far breccia nell’opinione pubblica mondiale,  tenuta all’oscuro dalle autorità del suo paese.
Eccola qui, la testimone di turno senza macchia e senza paura! Con una rapida googlata, si scopre che Yukari Saito é nativa di Kyoto ed era lá al momento degli eventi, ben lontana dalla zona colpita dal terremoto e tsunami del Marzo 2011. Naturalmente, oltre a essere una “prestigiosa giornalista e saggista giapponese” (secondo questa fonte) é anche una attivista dei diritti umani e antinuclearista. Mi sfugge come una prestigiosa giornalista e saggista possa essere “tenuta all’oscuro dalle autoritá del suo paese” (talmente all’oscuro che é famosa persino a 10000 km di distanza), ma non importa: la frase ha un tale sapore complottista che svolge benissimo la sua funzione.  Interessante il fatto che, sempre secondo l’ultima fonte citata, attualmente Yukari vive in Italia: probabilmente solo in questo curioso paese riesce a trovare pieno appoggio per le sue battaglie contro i mulini a vento. Sará, ma io resto freddo all’idea di fidarmi del parere di una giornalista antinuclearista che vive in Italia e ha sentito dei fatti dalla TV.

Ecco un chiaro esempio del potere assurdo dei mezzi di comunicazione: in quel giorno maledetto, decine di migliaia di persone sono morte. Altre migliaia hanno perso la loro casa, i loro cari,  i loro beni, tutto ció che avevano. Decine di fabbriche, raffinerie, stazioni di servizio, centri di stoccaggio e fabbriche di vernici, travolte dalla furia delle onde, hanno riversato nell’aria, nell’acqua e sul suolo tonnellate di materiali tossici, respirati, bevuti e mangiati da tutti subito e nei prossimi anni. Nessuna traccia di ció nella copertura mediatica mondiale, solo migliaia di scribacchini e imbrattacarte con gli occhi puntati su una sola fra le tante fonti di inquinamento tossico: la centrale di Fukushima. E via a parlare per anni di terrore nucleare, di incubo nucleare, di apocalisse.

Il risultato ha dell’incredibile: come previsto, i milioni di individui in tutto il mondo che hanno vissuto la catastrofe sui media ricordano oggi praticamente solo l’incidente di Fukushima. Ma, peggio ancora, persino una parte consistente della gente che ha subíto la tragedia, bombardata dai media, si trova oggi sovrapreoccupata per le radiazioni di Fukushima. Non una parola sul resto.
 Ed ecco, ancora una volta, le naturali conseguenze di questa distorsione della realtá: la gente comune ritiene che l’energia nucleare sia una delle cose piú pericolose che esistono, ne é spaventata a morte, sempre piú a ogni incidente anche se nei fatti le sue conseguenze sono limitatissime o nulle. Ed ecco che fioriscono comitati antinucleari, reti per l’uscita dal nucleare, referendari, attivisti e via dicendo, organizzazioni nelle quali i vari aizzapopolo trovano facile portare avanti i loro interessi nel nome dell’ambiente o di chissá qule altro ideale di comodo.

Un esempio é direttamente nell’articolo del Fatto:
 “La rete antinucleare europea, che si è costituita a Firenze il 9 novembre, ha inviato un messaggio alla piazza di Tokyo e ha deciso per il 9 marzo una manifestazione davanti al reattore francese di  Fussenheim, alla quale parteciperà anche una delegazione giapponese.
Credo si riferisca alla centrale nucleare di Fessenheim in Alsazia, vittima di un incendio recentemente e da sempre nel mirino dei fanatici ambientalisti perché piuttosto vetusta. Tra la saggista giapponese e il giornalista italiano, non so davvero chi é piú Fessenheim.

giovedì 25 ottobre 2012

OT: Inquisizione Aquilana


Il dubbio è una caratteristica della scienza.” (Societá Italiana di Fisica)

Nei giorni scorsi, si é conclusa la prima parte del processo a carico di sette membri autorevoli dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) di Roma. Il processo, per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose (La Stampa), riguarda le informazioni e dichiarazioni pubbliche fornite dagli stessi a fine Marzo 2009, quando la commissione grandi rischi fu chiamata ad analizzare la situazione dello sciame sismico in atto all’epoca in alcune parti dell’Abruzzo. Il giudice Marco Billi deve ancora fornire una spiegazione dettagliata della sentenza, tuttavia a quanto si legge i sette sono stati condannati a 6 anni di carcere, 7,8 milioni di Euro di risarcimento (piú le spese giudiziarie) e interdizione permanente da incarichi pubblici per aver (traduzione mia da BBC news) fornito informazioni inaccurate, incomplete e contraddittorie riguardo al pericolo associato allo sciame sismico che precedette il terremoto del 6 aprile 2009 (provided "inaccurate, incomplete and contradictory" information about the danger of the tremors felt ahead of 6 April 2009 quake).

In questo clima giá poco rassicurante intervengono i nostri prodi imbrattatori di carta da giornale del Fatto Quotidiano, spiegando in questo mirabolante articolo che “La scienza non c’entra”, i sismologi sono stati “condannati dalla politica”. Ottimo esempio di mistificazione della realtá ad uso politico: se infatti é vero che il capo d’accusa non é l’incapacitá di prevedere un terremoto (un nonsenso assoluto), esso non é peró nemmeno (come tentano di sostenere al Fatto) l’aver tranquillizzato la popolazione dando loro sicurezze che non esistevano. Casomai venisse il dubbio (a me é venuto), ecco qui uno degli articoli facente data 31marzo 2009 e riportante le dichiarazioni dei nostri scienziati.
© INGV - Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Ma quindi che cosa é successo? Vale la pena riassumerlo perché, é il caso di sottolinearlo, questa é l’Italia.
Dato il perdurare dello sciame sismico in Abruzzo (zone de L’Aquila e Sulmona in particolare), la popolazione comincia ad innervosirsi. Le autoritá, sindaco Massimiliano Cialente in primis, chiedono aiuto agli esperti che si riuniscono nella Commissione Grandi Rischi (CGR) per valutare se questo sciame rappresenti una minaccia per la popolazione in quanto precursore di una scossa piú forte, oppure no. Il parere degli scienziati é ovviamente negativo, ed essi producono un verbale tecnico di solo due pagine che evidenzia come non esiste una correlazione fisica tra lo sciame sismico in atto e la probabilitá di una scossa distruttiva (qui un bel commento dell’epoca alla faccenda da parte di Marco Cattaneo su Le Scienze, con link a parte della documentazione tecnica). La  CGR trasmette il risultato alle autoritá che si preparano ad agire di conseguenza, rassicurando la popolazione innervosita.

Fin qui, siamo quasi in un paese serio, ma il bello viene dopo:  nel frattempo spunta un tal Giampaolo Giuliani, astrofisico in visita al Gran Sasso, che si mette a sostenere pubblicamente di essere in grado di prevedere i terremoti rilevando i rilasci di Radon. Si tratta di un metodo promettente che la scienza ha giá analizzato, ma purtroppo scartato in quanto non affidabile; sulla base di tale metodo, Giuliani prevede un grosso terremoto nell’area di Sulmona  per il pomeriggio del 29 marzo (fonte: wikipedia, ma ci ricordiamo tutti) che poi non si verifica; per questa ragione egli riceve un avviso di garanzia per procurato allarme. Lo sciame sismico continua, la popolazione é sempre piú nervosa ma cerca di tranquillizzarsi, visto l’esito delle indagini da parte della commissione. Le autoritá, vista la pressione del caso Giuliani e le rassicurazioni dei sismologi, ostentano sicurezza. Pochi giorni piú tardi il 6 aprile arriva la scossa di Magnitudo locale 5.9 a L’Aquila, che provoca centinaia di morti e feriti, crolli e devastazione.

Ora che abbiamo ricontestualizzato l’evento, facciamo alcune considerazioni. Cominciamo dai sismologi: leggendo l’articolo sopra, mi pare evidente la loro posizione. Essi sostengono che “quella in atto nell’Aquilano é una frequenza sismica che non ha nulla di preoccupante”, fatto vero, visto che non esiste una correlazione nota tra lo sciame sismico e il terremoto successivo. A tutti gli effetti, é come se lo sciame non esistesse, ai fini del rischio sismico della zona.  Ancora piú inportante, essi sostengono che “non si conosce l’origine dello sciame, né é verosimile poterne stabilire la durata, tantomeno prevedere l’arrivo di scosse distruttive”. Oggi sappiamo che la scossa forte ci fu, ma in tanti altri casi analoghi precedenti non fu cosí (e viceversa), quindi che altro potevano dire i nostri sette geologi?

Ma, come evidenziato in piú punti, la sentenza non riguarda l’impossibilitá di prevedere i terremoti. Benissimo, e allora perché questi sette sismologi sono stati puniti cosí duramente? Per aver rassicurato la popolazione e in tal modo peggiorato il bilancio di vittime. Questa é la giustizia italiana, sibillina e dal sapore spiccatamente inquisitorio. Avete capito, cari e dotti scienziati? Le vostre parole, specie se decontestualizzate, potrebbero in qualche modo essere interpretate come una qualche forma di rassicurazione. Naturalmente, giornali e telegiornali riporteranno immediatamente, con la scusa di “semplificare” la scienza, la vostra affermazione rassicurante con un piú intuitivo “non ci sará nessun terremoto” (tanto é lo stesso, no?). Ancora peggio, visto che il terremoto poi c’é stato, voi sarete i responsabili per aver sbagliato a rassicurare la popolazione. La gente allora applaudirá alla sentenza contro di voi, Giuliani sará trasformato inspiegabilmente in eroe nazionale (basta vedere come La Stampa lo definisce “l’esperto che con le sue ricerche sul radon aveva studiato la serie di scosse a l’Aquila dando l’allarme prima della tragedia”) e tutte le sue previsioni errate e allarmistiche saranno dimenticate (ricordiamoci che aveva previsto un terremoto a Sulmona...e se l’avessero evacuata trasferendo gli abitanti per esempio nel capoluogo, L’Aquila?). Non solo, ma voi verrete imprigionati, condannati a pagare cifre improponibili e interdetti dal pubblico ufficio come perfetti inetti. Questa é l’Italia, affari vostri se cercate di fare gli scienziati qui.

Come nota conclusiva, vorrei evidenziare come tutto ció ha un’ulteriore ripercussione: dato che, come detto, lo sciame sismico é irrilevante ai fini della previsione del terremoto (e questa é scienza!), ne consegue che il terremoto é arrivato perché la zona é soggetta. Ecco allora il vero colpevole del disastro, che non a caso rimane insabbiato da questa condanna assurda: in una zona sismica, le costruzioni devono essere a norma sismica. Detto cosí é semplice (la situazione normativa é molto piú complessa, come si vede bene da questo documento INGV), ma la sostanza sta lí, non nelle parole interpretabili e sibilline degli esperti. Ora che la gente ha un capro espiatorio, staremo a vedere se qualcuno si ricorderá ancora di questo aspetto, l’unico rilevante. Il dito e la Luna, ancora una volta. Questa é l’Italia.

lunedì 15 ottobre 2012

Flash News assortite


Da piú di un mese, il tempo scarsissimo non mi consente di seguire degnamente le panzane che leggo sull’energia nucleare. Mi limito pertanto a un breve elenco delle migliori, in ordine sparso.

1. Il Fatto Quotidiano pubblicava un po’ di tempo fa uno dei soliti articoli deliranti ed auto-sbufalantisi sull’energia nucleare in Giappone. L’articolo é firmato da Andrea Bertaglio ed il titolo é giá un programma: “Il giappone rinuncerá al nucleare. Ma le scorie saranno seppellite”. Ma figuriamoci! Notevole anche la parte che dice “Il problema delle scorie radioattive è il peggior grattacapo per le nazioni nuclearizzate.” Ma neanche per sogno, a meno che problemi quali la crisi economica mondiale, le guerre e le conteste territoriali, le rivolte in medio oriente, il terrorismo ecc passino in secondo piano rispetto alla scelta di dove mettere quattro fusti ben chiusi di robaccia altamente radioattiva. Lo stesso Giappone ha in questo momento da gestire un contenzioso con la Cina su alcune isole ed i postumi del gigantesco terremoto e tsunami dell’anno scorso. Altro che peggior grattacapo.

2. Simpatica figuraccia dei solerti attivisti di Legambiente in questo articolo di La Stampa datato 21 Agosto. A forza di sparare accuse infondate, prima o poi qualcuno ha modo di provare che non é vero e far fare la figura del cioccolataio (o peggio...) a certi fanatici. Ben fatto.

3. A distanza di piú di un anno la radioattivitá nelle zone contaminate é fortunatamente scesa a livelli da fondo naturale a Tokio e a livelli paragonabili con il fondo naturale italiano (mediamente piú alto di quello giapponese) addirittura nella zona di esclusione di 20 km attorno alla centrale di Fukushima Dai-ichi. I reattori sono in arresto a freddo giá da Dicembre 2011 e a quanto pare si comincia ad autorizzare il ritorno alle proprie case per gli abitanti dell’area contaminata. Bene, era ora.

4. Il mitico Fatto Quotidiano, fucina di svariate panzane dall'aspetto vagamente scientifico, pubblica un bell’articolo su un’esperienza di produzione di energia tramite fotovoltaico. In sostanza, tra le varie contraddizioni, emerge che la protagonista dell’esperienza ha investito i suoi soldi in una cooperativa di produzione tramite fotovoltaico, con l’obiettivo di distribuire l’energia prodotta tra i soci. Non solo questo non é stato fatto (pare non sia possibile, a meno di avere un minimo di 6000 utenze da alimentare, fonte lo stesso articolo), ma non si sa nemmeno cosa stia succedendo all’energia prodotta; sta di fatto che l’autrice e i suoi soci sperano di “ammortizzare velocemente [la cifra investita]con nuove adesioni”. Che stupido, pensavo volessero sfruttare l’impianto e vendere energia...ah, giá non possono.

5. Altro articolo assurdo dal solerte Fatto, firmato Ugo Bardi, che si prodiga di dirci prima di tutto che forse ce la possiamo fare a sopravvivere a non si capisce quale immane catastrofe energetico-ambientale imminente (grazie, lo davo per scontato). Poi ci dice che peró per farlo con le fonti rinnovabili (scusate, “l’energia giusta”) dovremo fare dei grossi sacrifici. Grazie, Professor Bardi, io continuo a volerci mettere un po’ di nucleare in mezzo e lasciare a Lei i sacrifici, se proprio ci tiene a farli. La chiosa si perde in strambe affermazioni sulla tortura dei cani come metafora della nostra situazione...francamente lascerei perdere ogni commento ulteriore.

6. Notevolissimo esempio di sparate ad uso e consumo mediatico: la decisione del governo giapponese, chiamato a scegliere tra tre possibili opzioni per il prosieguo dell’attivitá nucleare nel dopo Fukushima il 14 settembre scorso, ha scelto a sorpresa di uscire completamente dal nucleare, portandosi a zero nei prossimi anni. La scelta é durata ben quattro giorni. Tanto per sottolineare, é poi del 1 Ottobre la decisione di riprendere la costruzione del reattore di Ohma, prefettura di Aomori. Il populismo ha le gambe corte, ma raramente cosí piacevolmente corte.

7. É di pochi giorni fa la notizia che é giunta l’autorizzazione del governo italiano per lo smantellamento e la resa “a prato verde” del sito di Trino Vercellese.  Il costo totale dovrebbe essere di circa 234 milioni di Euro, generando 214000 tonnellate di rifiuti delle quali solo 2000 radiologicamente rilevanti (WNN). Peccato, l’avessero trasformata in un museo dell’energia nucleare italiana forse molta gente, visitandolo, avrebbe potuto rendersi conto di quali meraviglie tecnologiche eravamo in grado di fare. Almeno dovremmo avere tra un po' di anni (la data per ora é il 2024) il primo caso italiano di decommissioning, mettendo a tacere i soliti qualunquisti che affermano che non é mai stato fatto prima.