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Principi, regole ed effetti

Principi e assunti
Questa pagina nasce dall’idea di fornire una lista dei principali assunti e scorciatoie mentali che tendiamo ad usare, da un punto di vista psicologico, per legittimare il nostro modo di pensare. Queste considerazioni sono logicamente fallaci e lasciano il tempo che trovano: l’unico vero modo per cercare di essere aderenti alla realtá sta nell’usare la propria testa e confrontarsi molto con gli esperti, approfondendo i dettagli della questione. Sapere che questi meccanismi mentali esistono aiuta a identificarli e non farsi trarre troppo in inganno.
Nota: laddove non specificato, i nomi sono di mia invenzione.

Principio di Autoritá
Il principio di autoritá asserisce che, siccome una persona molto importante e qualificata nonché generalmente riconosciuta per i suoi meriti sostiene una certa tesi, allora quella tesi deve essere necessariamente vera. Questo principio conosce parecchie varianti: da quella “debole” (la tesi é probabilmente vera) ai vari gradi di pertinenza della qualifica dell’autoritá in questione (dal semplice “una persona famosa” al laureato in tema pertinente, dal premio Nobel in tutt’altro campo fino all’ex lavoratore esattamente nel settore di cui si sta discutendo). Si tratta oltretutto di un trucco piuttosto sporco per legittimare un’affermazione, qualcosa del tipo “l’ha detto un premio Nobel, tu ti credi superiore a lui/lei per poterlo contestare?”
Ovviamente il principio di autoritá é una boiata colossale, in ogni sua forma: certo, chiedere consiglio a una persona del mestiere aiuta a capire meglio il problema, tuttavia innanzitutto é molto difficile trovare un esperto su un grande tema di discussione, in quanto il piú delle volte questo tocca moltissimi ambiti di esperienza; é poi ben noto che anche il tecnico piú bravo puó mancare dell’astrazione necessaria per discutere il proprio lavoro in un contesto piú ampio. Per esempio, anche consultando un laureato in ingegneria nucleare che ha lavorato nel settore per anni, puó essere che fosse esperto di progettazione e montaggio delle turbine ad alta pressione negli impianti nucleari, e dunque la sua competenza sul tema della radioattivitá sia in realtá piuttosto limitata. Vero Ing. Ruffatti?
Controesempio per smontare il principio di autoritá: uno dei piú famosi e autorevoli filosofi della storia, Aristotele, sosteneva che la Terra fosse divisa in sfere concentriche, ciascuna appartenente e composta da uno dei quattro elementi (aria, acqua , terra e fuoco), e che ciascun elemento fosse naturalmente attratto dalla propria sfera e tendesse a ritornarci (ecco perché il fuoco sale...perché la sfera del fuoco si sarebbe trovata sopra quella dell’aria). La spiegazione era, per quanto ingegnosa, del tutto errata, nonostante la professasse uno dei massimi esperti dell’epoca.

Principio del pensiero comune (o del branco)
Quante volte abbiamo sentito dire “lo sanno tutti che é cosí”, o peggio ancora: “decine/centinaia/migliaia di persone in tutta Italia/Europa/in tutto il mondo la pensano cosí! Vuoi mica che abbiano tutti torto?”
Vado subito con il controesempio: nel medioevo tutti gli europei, ma proprio tutti, credevano che la terra fosse piatta e le colonne d’ercole delimitassero il suo confine. Milioni di persone in tutto il mondo allora conosciuto. Avevano tutti torto.
Ma vi diró di piú: la realtá, come al solito, non si cura di ció che noi pensiamo di lei e continua a comportarsi come ha sempre fatto. Sta a noi adattare le nostre idee ad essa, altrimenti batteremo semplicemente delle nasate epiche. 

Principio della terra di mezzo
Molto sovente si sente dire che “la veritá sta nel mezzo”. Questo puó essere vero in una disputa tra diverse opinioni, poiché ciascuno tende a vedere soltanto la propria parte di veritá. Quando peró si arriva a discutere di fatti oggettivi, il principio cade inesorabilmente: la realtá é una e una soltanto, indipendentemente dalle opinioni che gli esseri umani hanno di essa!O, per dirla come un famosissimo primo ministro inglese di metá secolo scorso, "The truth is incontrovertible, malice may attack it, ignorance may deride it, but in the end; there it is."
Controesempi: tantissimi! Qualcuno potrebbe pensare che la mia automobile sia rossa, mentre altri ritenere che sia verde. In base a questo principio, come dovrebbe essere esattamente? Metá rossa e metá verde? E se qualcuno salta fuori a dire che é blu? Il fatto che qualcuno pensi qualcosa della mia automobile non ne modifica il colore.
Questo principio si basa sul doppio assunto che tutte le affermazioni siano uguali e abbiano pari dignitá. Ma questa é una delle idiozie piú assurde: il mondo é pieno di affermazioni basate su assunti non verificati, opinioni basate su argomentazioni fallaci e altre stupidaggini assortite e sicuramente un’affermazione del genere non vale nulla in confronto ai risultati di studi dettagliati condotti con metodo scientifico. La potenza del metodo scientifico in particolare sta nel fatto che esso delinea sistematicamente molto bene il proprio campo di applicazione ed i suoi limiti, cosicché all’interno di quei limiti esso é sempre valido, mentre al di fuori di essi non fornisce indicazioni chiare.
Per esempio, lo studio epidemiologico sulle conseguenze dell’irraggiamento delle bombe atomiche si riferisce unicamente agli alto-irraggiati di Hiroshima e Nagasaki e, sebbene fornisca indicazioni anche sui possibili effetti per dosi piú basse, NON é da prendere come oro colato in quell’ambito e potrebbe sbagliare.

Principio della democrazia del tutto
Questo é uno dei miei preferiti! Argomentazioni quali “produrre energia in modo distribuito sul territorio é un modo piú democratico di fare energia” sono veramente senza prezzo!!
Cominciamo a smontare l’idea distorta che la democrazia debba essere dappertutto: casomai non lo si fosse ancora notato, la natura non é nemmeno un po’ democratica. Essa distribuisce le risorse in modo perfettamente casuale, infischiandosene bellamente di chi ha tanto e di chi ha poco, cosí come di quello che la gente pensa! In una sola frase, non si puó imporre la ricchezza o la salute tramite un referendum. Ci sono questioni che rimangono squisitamente tecniche, dove una soluzione é valida se presenta oggettivi vantaggi  rispetto alle altre, indipendentemente da quanti la propongono!
Dal canto suo, la produzione di energia é una questione tecnica, sebbene abbia alcuni aspetti di rilievo sociale. In altre parole, possiamo e dobbiamo preoccuparci se un modo di produrre energia sia “socialmente giusto” (in termini di distribuzione dei costi e dei benefici) o meno, ma questo aspetto passa in secondo piano rispetto a problematiche di natura tecnica.  Ecco perché non é possibile produrre energia in modo distribuito su grande scala. Perché porrebbe grossissimi problemi tecnici di fattibilitá (oggi) e costi elevati a fronte di un possibile beneficio sociale molto discutibile: davvero produrre energia “ognun per sé” é piú “democratico” che permettere a qualcuno di produrre per tutti? Non stiamo confondendo il concetto di democrazia con quello di anarchia?

Teoria dell’erba del vicino
“Guarda cosa é successo in Giappone, a Fukushima. Se nemmeno i giapponesi sono riusciti ad evitare disastri, figuriamoci cosa possiamo fare noi italiani”. Quante volte abbiamo sentito questo tipo di affermazioni? Si tratta ovviamente di idiozie: i giapponesi, cosí come i tedeschi, gli inglesi, gli svedesi e gli olandesi e qualuque altro popolo, sono innanzitutto esseri umani, come noi. Anche loro commettono errori, anche loro pasticciano nel cercare di rimediare ed anche loro cercano di nascondere sotto il tappeto le veritá scomode.
É poi vero che, mediamente e in modo sfumato, alcuni tratti caratteristici di certi popoli li portano ad essere piú capaci di affrontare determinate situazioni rispetto ad altri popoli, ma attenzione che questo é valido sempre e solo in media, mai sul singolo! Ci sono tedeschi pasticcioni e disorganizzati (ma magari bravissimi a cucinare ed abbinare gli abiti) e italiani eccellenti nel pianificare e organizzare un’azienda o un gruppo di lavoro ma pessimi cuochi. Detto ció, mediamente é vero che tedeschi e giapponesi saranno molto piú scrupolosi nell’attenersi alle regole rispetto agli italiani, ai greci ed agli spagnoli. É altrettanto vero peró, ad esempio, che noi italiani tendiamo ad affrontare molto meglio le emergenze, soprattutto in quanto eccezioni, rispetto alla media dei tedeschi o dei giapponesi; tra l’altro questo suggerirebbe che in una situazione drammatica come quella giapponese, la nostra capacitá nel gestire le emergenze avrebbe persino potuto portare a un risultato leggermente migliore di quello giapponese!! Tutto questo, naturalmente, in teoria.
In conclusione, non é assolutamente vero che “la centrale del vicino é sempre piú verde”.

Effetto fine del mondo
Molto sovente, chi non ha una cultura della sicurezza tende a esagerare le conseguenze di un problema, a volte addirittura assumendo si tratti di qualcosa di pericoloso mentre la causa ultima é solo un po  di spavento. Famoso in particolare il paragone giornalistico, ai tempi del drammatico incidente di Viareggio, con una nuova Chernobyl, se il treno merci avesse trasportato rifiuti radioattivi anziché GPL. Se cosí fosse stato, ed assumendo che il vagone rovesciato si rompesse ugualmente (sono molto piú robusti delle comuni cisterne, anche perché devono schermare dalle radiazioni), il risultato sarebbe stato il rovesciamento di un po’ di materiale radioattivo sui binari. Poco simpatico e non banale da rimediare, ma sempre meglio del gigantesco incendio sviluppato dal GPL che causó ben 33 morti (fonte Wikipedia).

Effetto Caster – Spirito della montagna (M. Ravagnan)
Una storiella racconta che il generale Caster, un anno, ordinó ai suoi uomini di accumulare legna e provviste per l’inverno. Preoccupato per la possibilitá che l’inverno fosse particolarmente duro e le provviste insufficienti, egli decise di inviare uno scout dal capo del vicino villaggio indiano, chiedendogli un parere; nel frattempo ordinó ai suoi uomini di mettere da parte piú provviste possibili. Il capo indiano, dopo essere salito sulla montagna sacra, tornó dicendo che l’inverno secondo lui sarebbe stato molto duro. Quando lo scout gli chiese spiegazioni, il capo condusse lo scout in cima alla montagna sacra, gli mostró il forte di Caster, ben visibile da lassú, e gli disse “i soldati stanno accumulando molte provviste, quindi l’inverno sará molto duro”.
Questa storiella, in realtá piú lunga, vuole insegnare come a volte certe affermazioni derivano da una sorta di auto-referenzialitá, per giunta non sempre palese. Questo é tra l’altro uno dei meccanismi noti per la formazione delle leggende metropolitane: qualcuno spara un’affermazione, la cosa prende piede e viene ripetuta e alla fine chi aveva fatto la prima affermazione ne riceve conferma (“sí, l’ho sentito dire anch’io...”).

Cherry picking
Il Cherry-picking non é un principio, ma una tecnica, nota soprattutto in ambito scientifico, che falsa i dati di uno studio, producendo falsa scienza. Va da sé, non si tratta di una tecnica usata da chi fa serie indagini scientifiche bensí di qualcosa usato di straforo da chi vuole ingannare e confondere i risultati per promuovere la propria tesi. Un esempio evidente é il noto KIKK Studium, costruito attorno all’ipotesi che le emissioni delle centrali nucleari tedesche possano incrementare il rischio di cancro o leucemia in chi vive nei dintorni.

Questi sono invece alcuni principi generali che possono interessare chi si occupa di verificare e sbufalare le affermazioni altrui (ed anche le proprie!):

Principio dell’unicorno petomane (questa é di Attivissimo)
Non é possibile verificare se gli unicorni soffrano di meteorismo (men che meno aiutarli a guarire!), semplicemente perché gli unicorni non esistono! Pare ovvio, ma ci sono casi in cui questo principio é meno ovvio: per esempio quando gli stracciatori di veste professionisti si domandarono cosa sarebbe successo se il convoglio di rifiuti nucleari che transitó ad agosto 2013 sulle strade della Basilicata avesse avuto un incidente. Il convoglio NON ha avuto incidenti, tutto il resto é fantasia cui non c’é davvero un limite: potremmo immaginare maremoti che travolgono il carico, tamponamenti a catena,  invasioni aliene...qualsiasi cosa!

Teoria della montagna di letame (Attivissimo)
Per quanto letame (o altro materiale organico...) si possa spalare, il complottista di turno sará sempre in grado di produrne un’altra montagna, o qualcosa del genere. In realtá la teoria spiega come creare una bufala o mistificare la realtá richiede pochi secondi;  a volte una sola affermazione stentorea basata su credenze non verificate o detta con disonestá intellettuale é sufficiente.  D’altro canto, per spalare questa montagna di stupidaggini occorre un sacco di fatica e molto tempo e risorse. Per esempio, affermare che “a Saluggia c’é una quantitá di plutonio sufficiente ad uccidere 50 milioni di persone”  é un attimo. Andare a verificare cosa c’é dietro questa affermazione (l’idea che 1 microgrammo di Pu sia la dose letale mediana da inalazione e il fatto che a Saluggia siano stoccati 5 Kg di Plutonio), controllare queste affermazioni (la prima falsa, la seconda vera) e costruire un’argomento logico con il quale sbufalare l’affermazione errata richiedono sforzi non indifferenti e tanto, tanto tempo. Ben prima di Paolo Attivissimo, comunque, il solito noto primo ministro inglese affermó "A lie gets halfway around the world before the truth has a chance to get its pants on."

Principio del “contro il proprio interesse” o di Belzebú (Attivissimo)
Il principio di Belzebú afferma letteralmente: “se un religioso o una suora affermano di aver avuto una visione di Belzebú, si tratta di una prova debole. Se ad affermarlo é un ateo militante, la prova é molto piú forte”. In altre parole, utilizzare dati e notizie provenienti da una fonte dichiaratamente schierata puó essere una fonte autorevole per basare un’argomentazione contraria allo schieramento della fonte.

Per esempio, se TEPCO afferma che la radioattivitá nella cittá di Fukushima é a livello di fondo naturale si puó pensare che abbiano un interesse a nascondere o “addolcire” la realtá (a ragione o a torto, ma porsi il dubbio puó avere senso). Se peró i dati diffusi da Greenpeace concordano con questa tesi, evidentemente é molto probabile che l’affermazione di TEPCO sia corretta, altrimenti i militanti di Greenpeace avrebbero avuto tutto l’interesse (oltre che la possibilitá) di sbugiardarli.

Principio di precauzione
Il principio di precauzione, del quale non esiste una formulazione univoca ed ufficiale, afferma grossomodo che “qualora sussista il dubbio che una certa attivitá possa portare a un danno, quella attivitá non deve avere luogo”.  Secondo wikipedia, il principio prende ispirazione dal primum non nocere di Ippocrate (principio cautelativo in uso nell’ambito della medicina) ed é stato formulato e spinto prevalentemente da ambientalisti ed ecologisti dagli anni ’70 del secolo scorso.
In realtá é facile dimostrare che il principio di precauzione é logicamente fallace; questo perché semplicemente non esiste nessuna attivitá umana o evento naturale che sia completamente esente da rischi (l’intera teoria sulla sicurezza funzionale si basa su questo principio). Applicando il principio di precauzione cosí com’é, dunque, nulla potrebbe essere fatto (io lo chiamo scherzosamente principio di immobilitá!).
Nella realtá pratica occorre poi distinguere tra il principio di precauzione ed il principio di prevenzione: il secondo infatti afferma che “qualora sussistano prove che una certa attivitá possa portare a un danno, quella attivitá non deve avere luogo”. Proprio questo é il punto chiave che porta alla fallacia pratica del principio di precauzione. Il punto é che é sempre possibile, per definizione, dimostrare scientificamente che un’attivitá porta ad un danno, mentre non é mai possibile escludere scientificamente che un’attivitá porti a un danno.
Facciamo un esempio: se qualcuno mi chiedesse di salire sulla torre di Pisa e buttarmi giú, potrei rifiutarmi sulla base del principio di prevenzione; posso infatti dimostrare scientificamente che ne riceverei un danno. Ma se qualcuno mi chiedesse di dimostrare scientificamente che NON salendo sulla torre di Pisa non rischierei alcun danno, sarei ovviamente impossibilitato a farlo: potrebbe sempre succedermi qualsiasi altra cosa! Dunque applicando il principio di precauzione NON dovrei EVITARE di salire sulla torre perché non posso dimostrare che cosí facendo non riceverei alcun danno!
In altre parole, se il dubbio che possa esserci un rischio é sufficiente a impedire qualcosa, allora nulla puó essere fatto poiché non c’é mai modo di dimostrare che una qualsiasi attivitá é completamente esente da danni.
Nella realtá di tutti i giorni, purtroppo, molti propugnano il principio di precauzione non tanto perché lo confondano con quello di prevenzione, quanto per l’idea errata di poter in tal modo prevenire qualsiasi rischio. La fallacia di tale ragionamento si riassume nella domanda: siccome tutto comporta un rischio e non stiamo parlando di rischi identificati ma ipotetici, chi decide quali attivitá sono accettabili perché i rischi ipotetici non esistono e quali devono essere invece evitate invocando il principio di precauzione?
Conclusione: il principio di precauzione é una cretinata, sia dal punto di vista logico che da quello pratico. L’unico principio realmente applicabile é quello di prevenzione, che invoca rischi realmente identificabili e quantificabili; sarebbe poi meglio sostituire a questo un piú flessibile principio della valutazione dei rischi, che quantifica il rischio associato a un’attivitá ed analizza i costi e i benefici derivanti da tale attivitá. Questo é esattamente ció che si fa a livello industriale in sempre piú settori, a partire dal settore nucleare che ha fatto scuola in questo.

Contraddizione dell’evento passato (o della nonna con le ruote)
In molti casi, l’ipocondria italica nei confronti di ogni tipo di rischio porta a produrre vere e proprie contraddizioni logiche. Una di queste puó essere indicata come contraddizione dell’evento passato.
Che cos’é un rischio? Per definizione, é la possibilitá che si verifichi un evento dannoso. Dunque che valore puó mai avere la domanda “Ci sono stati dei rischi” formulata al passato? Ovvero: c’é stata la possibilitá che si verificassero eventi dannosi? E chi se ne importa, dato che sappiamo che non sono successi?

 L’unico valore che questa domanda puó avere é nel caso di eventi ricorrenti: abbiamo corso dei rischi in passato, qualora l’evento si ripeta cerchiamo di non correre piú gli stessi rischi, se possibile. Ma sentire affermare  su un evento una-tantum “se fosse successo qualcosa?” equivale al famoso detto “se mia nonna avesse avuto le ruote, io sarei un autobus”.

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